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Dal nulla non si crea ricchezza e nemmeno lavoro

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lavorodi MATTEO CORSINI

“In un mondo governato per troppi anni dalle speculazioni finanziarie, ci siamo dimenticati che l’unico modo per creare ricchezza e distribuirla è creare il lavoro. Di questo, immediatamente, dobbiamo tornare a parlare”. Capita abbastanza spesso di sentire affermazioni come quella di Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl. E non solo da parte di sindacalisti.

Non intendo soffermarmi sulla prevedibile condanna delle “speculazioni finanziarie”, quanto sul passaggio successivo, che stravolge completamente la realtà. Non è creando lavoro che si crea ricchezza. La ricchezza si crea se, utilizzando diversi fattori produttivi, tra i quali il lavoro, si riesce a offrire beni o servizi che incontrano la domanda dei consumatori generando ricavi superiori ai costi. Se la creazione di ricchezza genera un aumento degli investimenti produttivi è probabile che aumenti la domanda di lavoro.

Ogni posto di lavoro che non sia generato in tal modo non contribuisce a creare ricchezza, bensì a distruggerla. Per questo non hanno alcun senso interventi governativi che creino lavori definiti “socialmente utili” o il mantenimento in vita di aziende fallite mediante sussidi pubblici. Ciò che si vede, in quei casi, sono i redditi percepiti dai beneficiari dei provvedimenti. Ciò che non si vede sono i beni e servizi che non possono essere prodotti e scambiati volontariamente da coloro ai quali le risorse per “creare” lavoro sono prelevate.

Non si può creare ricchezza dal nulla, e neppure lavoro.

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1 COMMENT

  1. L’articolo mi vede totalmente d’accordo. Per fare questo si dovrebbe calcolare diversamente il PIL, attualmente (al netto di esportazioni ed importazioni) è dato dalla somma di ricchezza privata, investimenti privati e settore pubblico. Il settore pubblico è finanziato con le tasse ai privati ed alle imprese e non fornendo servizi remunerati viene considerato pari alla somma delle retribuzioni pubblichi (la ho fatta molto semplice).
    Paradossalmente uno Stato con poche tasse ed un basso settore pubblico efficiente (tipo la Svizzera) potrebbe avere il medesimo Pil di uno Stato con pochissimo settore privato (poca produzione quindi) ma alto settore pubblico e tanti sprechi (tipo la Grecia), senza alcuna valutazione se i servizi pubblici sono a livello italiano (quindi di qualità infima) o scandinavo.
    Basterebbe calcolare il PIl solo sul settore privato e delle imprese considerando il settore pubblico come non essenziale ed anzi distruttivo di risorse, si avrebbero delle belle sorprese….
    Sappiamo bene che non è così

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