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Dalla parte di lee, a 150 anni dalla fine della guerra di secessione

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di ALBERTO PASOLINI ZANELLI* Quest’anno ricorrono i 150 anni dalla fine della guerra di secessione americana Cercherò di raccontare una guerra. In queste poche righe cercherò di spiegare il perché di questo racconto. É opportuno farlo perché si tratta di un conflitto molto noto e nel contempo, almeno in apparenza, remoto nel calendario e nello spazio. Una guerra civile fra americani (una Guerra fra gli Stati, nella definizione preferita da uno dei belligeranti) in un momento in cui gli Stati Uniti avevano perso il diritto di chiamarsi così (anche se l’altro belligerante mantenne sempre questo nome); una guerra ufficialmente scoppiata per un motivo oggi quasi inintelligibile quale l’istituto della schiavitù. Una guerra “locale” che può parere un reperto archeologico nel momento in cui una parte importante della classe dirigente di Washington reclama il diritto e la necessità di una “governance” globale che è un eufemismo per impero planetario. Che signif
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7 COMMENTS

  1. Gli schiavisti del Sud formavano una piccola minoranza degli americani di origine europea. Inoltre c’erano più schiavi bianchi che schiavi neri.

  2. Capisco la necessità di rivisitare la storia con altri occhi, di avere in odio ogni conformismo, di svelare l’impostore che impersona il mito.
    Sta bene sottolineare che la guerra di secessione non era esattamente la guerra per l’abolizione della schiavitù.
    Da qua a prendere le parti di stati per i quali la schiavitù era tollerabile è semplicemente inacettabile per una prospettiva libertaria. Ricordo, tra gli altri, un brano di Rothbard (http://mises.org/library/brutality-slavery).
    Inoltre, prese di posizione come queste (peraltro inutili) sono la manna dal cielo per ogni gonzo antilibertario.
    La mia domanda è: perché farci del male da soli?

    • @Murray
      Essere dalla parte di Lee significa essere dalla parte del diritto di autodeterminazione dei popoli, un concetto parecchio scomodo anche a parecchi sedicenti amanti della libertà.
      Benché dia parecchio fastidio al “politicamente corretto”, gli Stati confederati avevano tutto il diritto di secedere dall’Unione americana aldilà dell’istituto della schiavitù (che peraltro non fu il principale motivo della loro secessione, che Lee non condivideva e che era presente sin dalla guerra d’indipendenza americana), come ricorda anche Walter Block.
      Piuttosto vorremmo sapere da lei (che di certo non si chiama Murray) dove su questo sito o nel libro recensito si farebbe apologia della schiavitù.
      Stia sereno che su questo sito abbiamo una conoscenza piuttosto approfondita e coerente del libertarianism senza che qualcuno ci venga ad insegnare cosa dovremmo scrivere e pensare.

      • Avevo mandato una controreplica questa mattina, ma evidentemente qualcosa è andato storto.
        Ci riprovo.
        Nel mio commento concludevo con una domanda: “Perché farci del male da soli?”.
        Nessuna pretesa di attentare all’ortodossia di cui siete depositari, quindi.
        Da sedicente libertario (che credo sia sinonimo di “colui che osa avanzare opinione diversa dai sacerdoti”) ricordo che l’autodeterminazione dei popoli è una causa tanto strumentalizzata che nel corso del tempo ebbe come sostenitori pure Lincoln e Lenin (http://vonmises.it/2013/09/09/ripensare-la-secessione-ii-parte/)
        Il mio intervento è mirato a capire perché introdurre temi che non aggiungono alcunché alla causa libertaria e che invece offrono il fianco alle critiche, come se già questa causa non ne fosse sommersa.
        Se poi a te sta bene bollare tutto questo come “buonismo”, “antilibertario”, “politicamente corretto” e bla e bla e bla, tutto ok, figurati.
        Dico solo che se devo scegliere di morire durissimo e purissimo oppure finire i miei giorni in una società un po’ più libera dalle grinfie dello stato (seppur non un paradiso dell’anarcocapitalismo), scelgo la seconda e vi chiedo, senza polemica, perché secondo te è preferibile la prima, perché è questa l’impressione che si ricava da post come questi.
        Rinnovo i complimenti per il lavoro che fai/fate, davvero grande, e anche per questo mi dispiace osservare che tanti meritevoli sforzi finiscano per essere diretti ai convertiti e non a un nuovo pubblico.
        Ciao

        • @Murray
          Perché farci male da soli? E chi lo dice, a parte lei, che ci facciamo male da soli?. Piuttosto appare alquanto pretestuoso asserire polemicamente che esistano “sacerdoti” circa il libertarianism.
          Chi propugna tal genere di asserzioni dimostra di essere in malafede o di capirne ben poco di ciò di cui si sta parlando, e questo non lo dico da alcun pulpito ma da un’analisi delle sue risposte.
          In primo luogo il libertarianism è una filosofia politica in difesa dei diritti naturali e del limite dell’uso della forza e non una religione. Chi asserisce, come lei, che è una religione dimostra di non essere sinceramente interessato al libertarianism, dunque con ogni probabilità vi è la forte sensazione che lei voglia solo muovere aria fritta con l’intento di infangare chi divulga tale filosofia parlando di “setta”, proprio come quei libbbberali che asseriscono “l’inesistenza” della scuola economica austriaca.
          In secondo luogo lei ha postato qua un link all’articolo del Mises Italia nel quale si citano tra gli altri degli aforismi di Lincoln come se ciò costituisse una contraddizione al libro di Pasolini Zanelli.
          In realtà il libro di Pasolini Zanelli conferma nei fatti la strumentalità del principio di autodeterminazione parzialmente sostenuto da Lincoln in alcuni suoi discorsi o scritti politici.
          Il fatto che Lincoln o Lenin abbiano parlato retoricamente del principio di autodeterminazione senza poi adottarlo, non ridimensiona il principio di autodeterminazione quanto piuttosto quei due personaggi.
          Sicché davvero non si comprende quale critica lei vuole sollevare dinnanzi alla dimostrazione dell’incoerente applicazione dell’autodeterminazione dei popoli da parte di Lincoln denunciata peraltro dall’autore del libro in occasione della Guerra Civile.
          Il secessionismo e il principio di autodeterminazione sono da sempre dei principi cardine dei libertari, sicché non si capisce a quali critiche noi andremmo incontro nel promuoverli coerentemente in ogni contesto storico o geografico.
          Il principio di autodeterminazione viene applicato dai libertari anche per quanto riguarda la Csa e la Guerra Civile aldilà che lei lo gradisca oppure no, dato che non ha a che fare con la questione della schiavitù e con le motivazioni della guerra.
          Le uniche critiche ricevute dai lettori per quanto qua pubblicato sono le sue, si faccia dunque un esame di coscienza.
          Qui nessuno cerca la purezza, la morte e la schiavitù dei lettori promuovendo l’autodeterminazione e la secessione.
          Se lei vuole meno Stato deve difendere il principio di secessione individuale proprietaria e dei territori.
          Se lei crede invece, da sedicente libertario quale lei si dichiara, a un pragmatismo delle poltrone romane e delle riforme quale strumento per ottenere libertà e meno Stato in Italia, beh allora è lei l’utopista, non certo chi propugna la secessione e l’anarcocapitalismo (che nessun libertario ha mai asserito essere un paradiso o il regno della perfezione).
          E’ mia personale constatazione che lei è venuto qua a polemizzare su cosa dovrebbe essere da noi pubblicato sul MiglioVerde o divulgato come “storicamente corretto” sulla Guerra Civile americana e sulla figura di Lincoln e/o di “politicamente corretto” sul libertarianism, contestando la promozione di un libro storicamente ineccepibile edito dalla Leonardo Facco Editore/Movimento Libertario.
          Per giunta lei viene qua a muovere delle critiche firmandosi con un nickname e pretendendo che la redazione le recepisca evitando di darle adeguate risposte.
          Le ribadisco che per ottenere ascolto è necessario che lei cambi registro nel linguaggio degnandosi prima di leggre il libro qua presentato.
          Se i suoi fossero dei sinceri apprezzamenti per il nostro lavoro, capirebbe che noi stiamo divulgando idee, promuovendo libri e facendo informazione e cultura.
          Il libro di Pasolini Zanelli è un libro di storia americana e non di libertarianismo in senso stretto.
          Tuttavia i fatti raccontati sono condivisi dai libertari non sedicenti tali, aldilà che siano miniarchici o ancap.
          Come dimostrano le condivisioni degli articoli e il seguito di lettori sui social media di questa rivista, tale nostro lavoro di redazione trova apprezzamento presso un largo nuovo pubblico.
          Nessuno qua chiede “conversioni” a differenza di lei che viene qua a voler imporre alla redazione la sua visione di cosa dovremmo noi scrivere o pubblicare come “cosa buona e giusta” su questo sito.
          Chi è lettore e abbonato del MiglioVerde lo fa per sua libera scelta e giudizio, conoscere per deliberare direbbe Luigi Einaudi.
          Accettiamo critiche e puntualizzazioni dai lettori, ma devono avere toni non offensivi verso la redazione.
          Per muovere stroncature sugli articoli qua pubblicati è necessaria una argomentazione con serie e specifiche motivazioni di contenuto.
          I suoi commenti muovono generiche accuse, insinuazioni non pertinenti e non significative circa un nostro “autolesionismo”, o sedicente settarismo religioso, francamente ridicole.
          Ovviamente è possibile che non tutto ciò che pubblichiamo sia di gradimento per chi ci legge, ma questo non significa che si debbano muovere dei sommari processi alle intenzioni alla redazione.
          Se i lettori non trovano di loro gradimento gli articoli non li condividono, se non trovano di loro gradimento la rivista non si abbonano e non vengono sul nostro sito.

    • Anti-libertario è colui che punta il dito accusatore a solo uno dei colpevoli, strumentalizzando la storia per inculcare sensi di colpa in un unico gruppo etnico. Quando invece qualche temerario osa fare un quadro più completo si strilla “razzismo!”

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