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Debito pubblico e spread, una correlazione negata

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di MATTEO CORSINI

Da tempo mi sono convinto che l’offerta politica italiana sia composta in realtà da un unico partito, di cui esistono solo delle correnti. Si tratta del partito del deficit, per il quale di recente si usa l’eufemistica formula dello scostamento di bilancio.
Il governo appare restio a programmare l’ennesimo scostamento miliardario, anche considerando che l’effetto di discesa del rapporto tra debito e Pil verificatosi nel 2021 potrebbe già essere al capolinea, lasciando il debito a un non rassicurante 150% del prodotto. Circostanza nella quale, con tassi di interesse in risalita, sarebbe bene evitare che aumentasse pure lo spread, riportando in funzione l’effetto palla di neve, che aumenta il rapporto tra debito e Pil perché il costo del debito supera la crescita nominale del Pil.
Ma per alcuni pare che si tratti di una preoccupazione malriposta. Per esempio, secondo Mario Turco del M5S, “tutti gli economisti sanno che il debito pubblico non c’entra nulla con lo spread“.
Che le oscillazioni di breve termine dello spread non dipendano esclusivamente dal reale andamento della finanza pubblica è vero. Tuttavia, piaccia o non piaccia, la differenza tra il rendimento di mercato dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi misura le aspettative degli operatori di mercato sull’affidabilità del debitore pubblico italiano.
Quindi solo una persona in situazione totale malafede o totale ignoranza della materia può affermare che il debito pubblico non c’entri nulla con lo spread.
Turco, oltre a essere Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alla programmazione economica e agli investimenti, prima di essere eletto al Senato era professore Aggregato di Economia Aziendale presso il Dipartimento di Scienze dell’Economia dell’Università del Salento. Questo dovrebbe togliere di mezzo la seconda tra le ipotesi che ho formulato poc’anzi. Forse.
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