di RENATO CATTANEO«
Posso confessarlo: il non dire, in tempi come questi, avrebbe per lo meno il pregio dell’eleganza del nulla. Ma forse sono tempi in cui si impongono opportune interruzioni alla sobrietà del silenzio.
A un anno e mezzo di distanza dall’inizio dello sciacallaggio mediatico basato sul mantra della paura e della colpa, penso si possano trarre alcune fila di un discorso sociale schiacciato su improvvide polarizzazioni e che finisce per impantanarsi a metà strada tra Kafka e Pirandello, senza avere la tragica lucidità del primo e l’ironia del secondo.
Veniamo perculati con sadica regolarità da una pletora di norme a singhiozzo che fanno sembrare obsolete le supercazzole del conte Mascetti. In questo caso però, la presa in giro non anima, ma ci schiaccia su un quotidiano frammentato in nonsense operativo che ha reso antipatico persino il bersi un caffè al bar alla mattina.
Ma perché? Difficile rispondere. Mi sono sempre interessato della colletti
Stile di scrittura indigesto.
Sostanza giusta.