È PIÙ SEMPLICE COMPORTARSI DA PECORA ED ELEMOSINARE CHE DISOBBEDIRE

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di MATTEO CORSINI

Ho sempre avuto un giudizio critico su sindacati e associazioni di categoria, perché non mi convince l’idea che chi svolge attività a tempo pieno in tali associazioni persegua l’interesse degli associati più del proprio, come invece costoro vorrebbero dare a intendere. Per di più, anche tra gli associati possono esservi alcuni interessi in comune, ma non tutti. Resta il fatto che ognuno deve essere libero di associarsi come e con chi meglio crede.

L’atteggiamento di queste associazioni è spesso volto a cercare di ottenere dal governo un pezzo della torta fiscale, per esempio ottenendo sgravi che saranno compensati con aggravi su altre categorie. Un atteggiamento eticamente ripugnante, perché se si è contrari alla tassazione si dovrebbe esserlo non solo per ciò che riguarda se stessi. Atteggiamento, peraltro, destinato a lungo andare a essere fallimentare, come dimostra la storia della tassazione in Italia e non solo.

Non mi ha quindi stupito la reazione delle associazioni di categoria alla decisione presa da una parte di ristoratori di aprire i loro locali contravvenendo alle disposizioni dei vari DPCM. Né mi ha stupito che i mezzi di informazione abbiano assunto il solito atteggiamento per cui chi ha aperto è da demonizzare e chi ha condannato l’apertura dei colleghi è da elogiare. Ha sostenuto, per esempio, Roberto Calugi, direttore generale di Fipe-Confcommercio:

  • Non rispettare la legge è la cosa più semplice ma che porta meno risultati, va bene per chi vuole strumentalizzare la disperazione della categoria, disperazione che capiamo benissimo e condividiamo. Si tratta di un errore per 2 motivi perché espone gli operatori a rischi importanti con denunce penali e perché è un boomerang con qualcuno che potrebbe farne facile uso per imputare qualcosa alla categoria”.

Al contrario, io credo che non rispettare la legge apertamente (di fatto autodenunciandosi) non sia la cosa più semplice. Molto più semplice è fare la pecora e cercare di ottenere qualche briciola in più dal governo, come si appresta a fare la stessa Fipe, che andrà a chiedere di aumentare un po’ quella che è una piccola elemosina, ossia i ristori. Elemosina che, peraltro, è destinata a rimanere piccola, per il semplice fatto che le risorse necessarie per dei ristori adeguati non esistono.

Oltre tutto, ciò che chiedono i ristoratori in generale e quelli che hanno deciso di aprire in particolare, non è l’elemosina ottenuta dai pagatori di tasse, ma di poter incassare denaro da parte di clienti che liberamente decidono di andare a pranzare o cenare nei loro ristoranti.

Il tutto, tra l’altro, dopo avere posto in essere condizioni di sicurezza, sostenendo spese per adeguarsi a norme imposte da quello stesso governo che poi impedisce loro di lavorare. Condizioni che rendono i loro locali un luogo non meno sicuro di un supermercato o un autobus.

Invece di essere condannati dai rappresentanti di categoria, i ristoratori che aprono dovrebbero essere elogiati per avere la dignità di non cercare di ottenere soldi per non lavorare e il coraggio che l’essere umano medio non ha.

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