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Elon Musk, il neoambientalista foraggiato con le tasse altrui

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di MATTEO CORSINI

Come molti, credo che Elon Musk, noto soprattutto per essere fondatore di Tesla e SpaceX, sia individuo molto abile. A differenza di molti, ritengo che la sua principale abilità consista nell’essere un consumatore seriale di tasse, per miliardi di dollari.

Da ultimo ha fatto notizia per aver twittato che Tesla non accetterà più pagamenti in Bitcoin perché danneggerebbe l’ambiente e che riprenderà ad accettarli “non appena il mining evolverà verso energie più sostenibili”.

Avendo oltre 50 milioni di followers, qualsiasi cosa cinguetti provoca violente oscillazioni ai prezzi degli asset oggetto dei cinguettii. Alcuni la considerano manipolazione di mercato, ma la questione non mi appassiona. Libero di dire e cinguettare quello che vuole.

Ciò non toglie che il signor Musk sia, a mio parere, un grande ipocrita. Lo è perché se davvero fosse sensibile all’ambiente, non avrebbe dovuto accorgersi oggi del fatto che Bitcoin richiede molta energia. Peraltro non tutta derivante fa fonti fossili, ma il gretathunbergismo dilagante evidentemente prevede che sia politicamente corretto dare per assodato che dietro al Bitcoin ci sia solo il carbone.

Ma il signor Musk è ipocrita anche perché le fabbriche nelle quali produce le vetture elettriche – che, a oggi, hanno un mercato insufficiente a rendere il business sostenibile nonostante i generosi incentivi a spese dei pagatori di tasse previsti dai governi di mezzo mondo – non utilizzano di certo solo energia da fonti rinnovabili. Al contrario.

Tesla da qualche trimestre riporta utili solo grazie alla vendita di quote di emissione ad altre case automobilistiche e, da ultimo, anche grazie alle plusvalenze derivanti da trading in criptovalute. Altrimenti sarebbe ancora in perdita. Se fosse davvero preoccupato per l’ambiente, Musk non dovrebbe costruire e far funzionare i suoi siti produttivi utilizzando energia da fonti fossili, né dovrebbe vendere ad altri produttori quote di emissioni inquinanti, che poi sono una sorta di tassa.

In definitiva, sarà pure un genio, ma lo è soprattutto nel costruire rapporti con gli Stati per consumare tasse pagate da altri. E’ un bene che di queste persone ce ne siano poche. Se non ce ne fossero affatto per me sarebbe anche meglio.

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1 COMMENT

  1. Sicuramente sarebbe meglio che non ci fossero certe persone. Ma siccome ce ne sono di peggio, occorre considerare alcuni aspetti. Intanto quello della manipolazione di mercato. Se avere consensi in qualche modo fosse motivo di reato o quanto meno di sanzione da parte delle commissioni borsistiche, rischieremmo di legittimare solo le aziende di stato. Se Andrea Agnelli si lascia fotografare al teatro regio di Torino, sicuramente attira consensi che possono influire in modo positivo per lui sul mercato azionario. Gli impediamo di assistere pubblicamente ai melodrammi? Draghi lo sta impedendo a noi. L’altro aspetto è quello della necessità contingente. Allearsi con Stalin? Per vincere contro Hitler potrebbe essere temporaneamente necessario. Questa volta sulla nave di Pearl Harbor non c’è solo la politica keynesiana e quindi fallimentare di Roosevelt che non aspettava altro per nascondere i guai della banca federale. Sulla nave oggi ci siamo noi e potremmo non avere alternative diverse da un’alleanza contro il plutofasciosanitarcomuni –
    smo che ci ha bombardati in questi ultimi quindici mesi. Muskstalin è l’unico tra i colossi mercantilisti che si è espresso contro le chiusure forzate e le limitazioni della libertà personale. Rimane ipocrita perché il motivo risiede nel fatto di non aver acquistato a suo tempo pacchetti azionari di aziende farmaceutiche. Ma è l’unico che potrebbe essere interessato ad autopubblicizzarsi finanziando il dissenso. Forse non lo farà per evitare ostracismi ma bisognerebbe comunque tentare, magari provando a chiederglielo. Non so chi né come, chi ha un’idea in merito abbia la carità di tirarla fuori. A battaglia conclusa ed eventualmente vinta, si ritorna nelle posizioni originarie. Se lui in cambio chiedesse ulteriori agevolazioni, occorrerà valutare il prezzo della momentanea alleanza. Meglio un temporaneo vantaggio mercantilistico a un solo soggetto che non ci costringe a trattamenti sanitari obbligatori e a rinunciare alla libertà, piuttosto che dover soccombere su tutto il resto dove lui avrebbe comunque i vantaggi del consumo seriale di tasse che finiscono per finanziare i suoi progetti fintamente ambientalistici. Immagino sia un sogno a occhi aperti ma finché i decreti governativi non vietano le attività oniriche… O si potrà sognare solo mascherati e a un metro di distanza?

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