EUROZONA, SE QUESTA È LA RAGIONEVOLEZZA… MEGLIO LA FOLLIA!

di MATTEO CORSINI

Nel dibattito in corso sul Sole 24Ore in merito ai pro e contro della permanenza dell’Italia nell’eurozona, i contributi di matrice keynesiana abbondano. Tra di essi, uno a firma di Jérôme Creel e Francesco Saraceno, entrambi docenti a Parigi (Saraceno anche alla LUISS di Roma).

L’analisi parte deprecando, come sempre, la mancanza di sostegno alla domanda aggregata a livello europeo: “La zona euro cresce meno degli Usa fin dagli anni 90. Tra le molte ragioni di questa performance a dir poco deludente si dimentica spesso l’inerzia della politica economica, che ha le sue radici in un mandato restrittivo per la banca centrale, e in una regola fiscale che non consente politiche di sostegno della domanda”.

Mandato restrittivo? Ma sono sicuri di parlare della BCE? Non è forse quella banca centrale che sta praticando tassi negativi sulla deposit facility (-0.40%) e che ha accumulato titoli acquistati creando base monetaria portando le dimensioni del suo attivo di bilancio a una cifra che sfiora il 40% del Pil aggregato dell’eurozona? Non oso immaginare se il mandato fosse stato espansivo…

Dire che abbandonare l’euro sarebbe complicato e costoso, tuttavia, non basta. Crediamo che un argomento ben più solido risieda nel rifiuto dell’equivalenza tra l’euro e le politiche neoliberali. Certo, le istituzioni europee sono state concepite per essere coerenti con un quadro dottrinale liberista. Ma il passato non vincola necessariamente il presente, e ancor meno il futuro”. Un quadro dottrinale liberista? Ma di quale continente stanno parlando? Di quello che regolamenta anche il modo di respirare delle persone? Se questo è liberismo, la Corea del Nord è solo lievemente socialdemocratica? Mah…

Noi abbiamo lavorato, e non siamo i soli, a due possibili riforme che aumenterebbero la capacità di reazione della politica economica: l’introduzione di un doppio mandato per la Bce, sulla falsariga della Fed americana, e una regola fiscale che consenta di scorporare gli investimenti pubblici dal deficit (la “regola d’oro”). Ma se ne possono citare altre, come gli eurobond e il sussidio di disoccupazione europeo. Le proposte ragionevoli non mancano. Quello che manca è la volontà politica di trasformarle in realtà”. Proposte ragionevoli? Quelle che prevedono di risolvere i problemi aumentando il debito in un’area economica che in media ha un debito pubblico pari al 96% del Pil? Auspicando poi che a incrementare maggiormente il debito (facendo finta contabilmente che non lo sia) siano i Paesi che già oggi alzano abbondantemente la media?

Se questa è la ragionevolezza, ben venga la follia.

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