C’è ben poco da FARE se si cerca di imitare il Movimento 5 Stelle

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di CLAUDIO ROMITI Ascoltando alcuni spezzoni del surreale dibattito post-voto, trasmesso in streaming, all’interno della direzione nazionale di FARE, ho trovato conferma nell’impressione secondo la quale anche i miei amici che volevano fermare il declino non abbiano assolutamente capito ciò che sta realmente accadendo nel Paese. Se così fosse non perderebbero altro tempo a discutere – dopo aver rimediato qualche spicciolo in termini di voti –  di organigrammi, di commissioni per lo statuto, di incarichi a tempo e altre varie amenità programmatiche. Se avessero compreso che oramai il quadro politico è diviso tra la vecchia classe politica e il Movimento 5 Stelle – che ci piaccia o no l’unica forza percepita come alternativa al sistema dei partiti del bipolarismo del nulla – la smetterebbero di baloccarsi in inutili battaglie navali dialettiche che a nulla servono a modificare il medesimo quadro. E stando così le cose, con un grillismo che ha fagocitato qualunque forma politica che puntasse alla rottamazione dell’attuale ceto politico, lo scarso risultato di…

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