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Festeggiano il partito socialista senza vergognarsi di essere socialisti

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di MATTEO CORSINI

Da libertario sono un convinto sostenitore del principio di non aggressione, quindi credo che ognuno debba essere libero di ritenere che il 125° anniversario della fondazione del partito socialista italiano sia una ricorrenza degna di essere festeggiata o ricordata senza vergogna. Ciò nondimeno, e pur considerando che nel tempo la socializzazione integrale dei mezzi di produzione è stata sostituita dalla socializzazione di parte (crescente) del frutto dei mezzi di produzione (mediante tassazione), sono convinto che non ci sia nulla di cui rallegrarsi se nel 2017 c’è ancora chi non prova vergogna, bensì il contrario, a definirsi socialista.

Per esempio Marco Di Lello, fondatore dei Socialdem, associazione che riunisce 4 deputati e centinaia (penso si tratti di un numero autocertificato) di amministratori locali socialisti nel Pd. Il quale, scrivendo una lettera aperta a Matteo Renzi, afferma tra l’altro: “Ma “l’oggetto sociale”, il fine, l’obiettivo: quello no, non è cambiato. Era e resta un’Italia più giusta, più libera, più solidale”.

Il fatto è che, tra le cose da fare per migliorare l’Italia, Di Lello propone un “fisco più giusto, chiedendo a chi ha di più di dare di più”. Purtroppo il fisco è ingiusto per definizione, considerando che si basa sulla coercizione nei confronti del cosiddetto contribuente. Ne consegue che se si vuole aumentare la libertà, si deve comprimere il fisco. Per tutti.

Al contrario, la richiesta di chiedere di più a chi ha di più, che in Italia è sinonimo di progressività fiscale, non fa altro che aumentare l’ingiustizia del fisco. Oltre a scontrarsi con l’aritmetica, dato che, all’aumentare della base imponibile, anche con un’aliquota proporzionale chi ha di più paga di più. Ma si sa, in Italia, soprattutto in faccende politiche, l’aritmetica non conta: pare che per vincere sia necessario saper dare i numeri meglio dei concorrenti.

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