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Giappone: 5 yen di debito pubblico per ogni yen di Pil

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di MATTEO CORSINI

Dopo tre decenni di politiche fiscali e monetarie espansive che hanno prodotto sostanzialmente 5 yen di debito pubblico per ogni yen di Pil, cosa ha pensato di fare il governo giapponese per “sostenere” l’economia? More of the same, ossia una manovra espansiva pe rl’equivalente di 490 miliardi di dollari, pari a circa 10 punti di Pil.

Secondo il primo ministro Fumio Kishida, la manovra “ha un contenuto e una dimensione più che sufficienti per dare sicurezza e fiducia alle persone“.

Obiettivo del governo pare essere un nuovo modelo di capitalismo attento alla redistribuzione della ricchezza, pensando prima a “rivitalizzare l’economia, poi pensare alla situazione di bilancio.” Si tratta dell’ennesima dimostrazione di quanto sia sempre attuale l’intuizione di Ludwig von Mises secondo cui ogni intervento ne richiama di successivi.

La manovra conferma anche la perseveranza nel ripetere, con poche variazioni, lo stesso copione che ha portato il debito al 250% del Pil, peraltro in gran parte detenuto dalla banca centrale e da altre istituzioni pubbliche, il che corrisponde a una sostanziale monetizzazione.

Sarebbe estremamente improbabile per un soggetto privato inanellare trent’anni di iniziative fallimentari sempre uguali a se stesse finanziate da denaro altrui. Per uno Stato questo può accadere, soprattutto se la banca centrale monetizza il debito.  Ma il pasto non è gratis. E, a giudicare dai risultati, neppure succulento. A parte, ovviamente, per i consumatori di tasse.

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