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Green Pass? Il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza

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di LORIS COTTONI

Tracciare ogni spostamento di ogni persona è un’idea folle e mostruosa. Avallare questa pratica significa aprire degli otri di Eolo le cui conseguenze potrebbero essere inimmaginabili.

Avallarla in un momento storico in cui il potere costituito dispone di immense risorse tecnologiche rende tali conseguenze ancor più potenzialmente nefaste.
Chi non si rende conto, di quali possano essere i postremi esiti dell’apertura di una breccia nei valori fondanti di uno stato di diritto, ha tare intellettuali peggiori di quelle di un terrapiattista.

Il problema di fondo può essere affrontato in un’ottica puramente numerica (quasi da risk management).

Chi è a favore del green pass, ne sostiene l’adozione perché sarebbe uno strumento in grado di “salvare vite”. Cosa si rischia non introducendo il green pass?

Ragionevolmente si rischierebbe che una parte variabile compresa tra lo 0% ed il 2% degli over 60 che ancora non hanno ricevuto la fatidica puntura perisca a cagione del noto agente patogeno. Questo pool di persone è quantificabile in circa 2 milioni di individui.
Assumendo che ne perisca il 2% (worst case scenario) fanno 40.000 persone.

Se vogliamo pensare agli effetti di secondo grado, possiamo assumere che altre 8.000 persone periscano per l’intasamento degli ospedali causato dal massiccio afflusso nelle strutture sanitarie, il quale impedisce di curare tutti con profitto. In totale potrebbero esserci fino a 48.000 morti, come se Rovigo sparisse dalla faccia della terra. In rapporto alla popolazione totale dell’Italia morirebbero 8 persone su mille (0,8%). È una cosa terribile? Nulla quaestio, indubbiamente si!

Passiamo all’altro scenario. Cosa si rischia smantellando i pochi presidi democratici e costituzionali posti a limite del potere statale? Vogliamo ipotizzare anche qui il worst case scenario?

In quanto a death toll il worst case scenario si chiama “Cambogia di Pol Pot”.
Durante i 4 anni di genocidio morì fino al 25%-30% della popolazione. Rapportato all’Italia sarebbero 15-20 milioni di morti. Cioè fino a 400 volte in più del worst case scenario precedente.

Per ogni persona salvata dal green pass potrebbero morirne fino a 400 a causa dello smantellamento dei diritti costituzionali. Questo è il vero “cigno nero” della nostra epoca. Non i terremoti, i vulcani o il cambiamento climatico.

I potenziali effetti di un’espansione in senso autoritario dei poteri del governo possono essere così devastanti che solo ad immaginarli vengono nausea e vertigini; ai più cinici soltanto i brividi. Ai sociopatici marmoree erezioni.

Ma forse quello sopra delineato potrebbe non essere veramente il worst case scenario. Solo una cosa è peggio di un regime sanguinario: un regime longevo.

Il regime nord coreano, ad esempio, di per sé non è stato molto letale. Ma nei suoi 76 anni di esistenza quante vite ha irrimediabilmente rovinato dannando l’anima del popolo attraverso un’infinita miseria materiale e spirituale? Spannometricamente possiamo dire 100-150 milioni di vite distrutte (i.e. il 99% dei nord coreani vissuti dal 1945 in poi) forse di più.

Questi scenari sopra ipotizzati potrebbero accadere veramente in Italia? Verosimilmente no! Però, del resto, chi il giorno della presa del palazzo d’inverno poteva già rappresentarsi l’Holodomor? Chi il giorno dell’incendio del Reichstag poteva immaginare Auschwitz? Soltanto degli inguaribili pessimisti a cui la storia avrebbe dato ragione.

A tal proposito a nulla vale eccepire la fallacia della brutta china (eh ma è solo un lasciapassare temporaneo, cosa vuoi che sia? Non è logicamente dimostrato che nel giro di pochi anni si arrivi alle fosse comuni). Se è pur vero che non è logicamente necessario che il green pass rappresenti il primo passo verso l’instaurazione di un regime autoritario, non possiamo negare che un rischio (ancorché remoto) c’è.

Ma il fatto che un rischio sia remoto non è un valido motivo per ignorarlo. Se così fosse non avrebbe senso assicurare la propria casa contro inondazioni e terremoti.
A tal proposito a nulla vale eccepire che io sia il “Roubini” delle derive dittatoriali, perché il rischio rimane sempre. Se, come diceva Jefferson, il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza, allora la parola d’ordine è: vigilare!

 

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