Quando grillo voleva monti al quirinale e malediva rodotà

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di EDOARDO MONTOLLI Sette anni fa, di questi tempi, bisognava eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Anche allora il totonomine si scatenava. E, prima che il voto portasse al Quirinale Giorgio Napolitano, si sussurrò il nome di Massimo D’Alema. Nel balletto delle opinioni si introdusse anche Beppe Grillo, che scrisse sul suo blog – che aveva solo un anno e mezzo, ma godeva già di appelli politici e di importanti collaborazioni – una lettera aperta proprio a D’Alema, invitandolo a farsi da parte. Prima di stenderla, fece un cappello introduttivo, dando conto delle proprie preferenze. Tra queste, il futuro premier che lui avrebbe ribattezzato “Rigor Montis”. Scrisse infatti: «Il Presidente della Repubblica non può avere ombre, né possibili scheletri nell’armadio. Abbiamo avuto in passato un Antelope Cobbler e credo che ci sia bastato. Ritengo che il nostro Presidente debba essere super partes, avere il rispetto della Nazione e aver fatto qualcosa di i
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