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I gilet gialli? l’ennesima marmaglia stato-comunista

Da leggere

di FRANCO CAGLIANI

Hanno fatto discutere molto per le loro proteste, ma chi sono? Cosa vogliono dunque? Lo apprendiamo leggendo un articolo tratto dal blog L’Individualista Feroce, che ci ricorda che le richieste dei cosiddetti “Gillet Gialli” sarebbero queste:

Manifestazioni a Parigi
  • – Aumento del salario minimo.
  • – Riduzione dei senzatetto (ossia, assistenzialismo).
  • – Imposizione di un “Salario Massimo” a 15’000 euro al mese (ma così le multinazionali non otterrebbero più “plusvalore” dai dipendenti? Nota: quella del plusvalore è una teoria sbagliata lo stesso).
  • – Aumentare la progressività delle imposte (alzarle ai benestanti e ai ricchi).
  • – Riduzione dell’età per il pensionamento (tanto la pagano i giovani).
  • – Aumento della pensione minima a 1’200 euro (e la pagano i lavoratori).
  • – Fine dell’austerità ( ossia nuovo debito, chi paga? noi).
  • – Tetto massimo agli affitti.
  • – Più assistenza e “solidarietà” ai richiedenti asilo.
  • – Parcheggi gratuiti.
  • – Tassare di più le grandi aziende.
  • – Tutti i salari devono essere riadattati con l’inflazione (proposta che va comunque a scapito dei dipendenti)
  • – Impedire le delocalizzazioni (perché dopo che alzi le imposte a tutti i ricchi, vorranno fuggire, astuti questi gilet gialli).
  • – Imporre l’uso delle auto a idrogeno (perché “le grandi multinazionali non cielo dicono” siccome vogliono fare profitti col carburante classico… certo).
  • – Impedire le privatizzazioni.

Infine, ciliegina sulla torta: calmiere sul prezzo del combustibile, la notizia ufficiale con cui la stampa italiana ha rilanciato questi signori.

Se questi rappresentano la libertà, avete le idee poco chiare!

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10 COMMENTS

  1. In riferimento all’articolo di cui riporto il link più sotto, va detto che alla fine il principio di base, universalmente valido, dovrebbe essere il raggiungimento di una maggiore equità impositiva, modulata in modo adeguato a seconda del reddito.
    Che questo obbiettivo, poi, venga perseguito attraverso la ‘progressività’ piuttosto che facendo ricorso alla ‘proporzionalità’ fa poca differenza. Entrambe, infatti, altro non sono che dei semplici mezzi. Degli strumenti, insomma. Mentre, come ben si sa, la differenza la fa solo chi poi tali strumenti li usa: l’individuo. E questo in deroga al classico atteggiamento pratico, caratteristico del machiavellismo e del gesuitismo che tende non solo a giustificare il fine con i mezzi, ma addirittura ad antropomorfizzare questi ultimi, elevandoli al rango di enti autonomi, in grado di giustificare il degrado della realtà, quando non di influenzarne il corso. Quante volte sentiamo dire infatti che il ‘sistema non funziona’? In realtà il sistema è composto di persone, oltre che di mezzi. Quindi se non funziona è solo a causa delle prime, piuttosto che dei secondi.

    https://www.movimentolibertario.com/2018/05/non-ce-differenza-fra-progressivita-fiscale-e-leggi-razziali/

      • Direi piuttosto che a cambiare dovrebbero essere gli individui. E non per imposizione esterna, quando piuttosto per moto interno.
        Per aspirazione personale, insomma.
        Quest’obbiettivo può essere raggiunto solo spostando il punto di vista dagli strumenti (il sistema, appunto) agli enti che li usano (le persone), cominciando ad assumersi le responsabilità del proprio operato, al posto di scaricarla sempre sugli altri.
        In mancanza nulla potrà mai cambiare, visto che uno strumento da solo è ben poca cosa.
        Mi sembra che la storia di questa Repubblica delle banane, meglio nota anche come paese italiota, non faccia altro che confermare la mia tesi, almeno a giudicare dallo stridore di denti che da sempre ne accompagna gli infelici sudditi…

  2. Sarebbe interessante capire che cosa c’è di sbagliato nell’aumentare la progressività delle tasse, e quindi farne pagare di più a chi ha più soldi. Non è che forse certo pensiero liberista (forse liberale? o magari libertario?) vede una buona soluzione nell’aumentarle, invece, a chi ha possibilità economiche più limitate? Detto in altri termini, non è che si vuole sdoganare il concetto che forse a pagare dovrebbero essere proprio e solo coloro che hanno meno soldi?
    Questo non implica necessariamente essere comunisti o più in generale di sinistra. E di sicuro non vuol dire essere dei delinquenti.

      • Sì, non c’è dubbio. L’articolo è di sicuro molto interessante e foriero di ulteriori future speculazioni.
        E’ innegabile, tuttavia, che quanto scritto rispecchi unicamente le opinioni dell’autore. Per quanto neutrale intenda porsi al riguardo, alla fine egli fornisce sempre e solo il suo punto di vista. Di parte, dunque.
        I principi, invece (e quelli da me citati fino a prova contraria lo sono), rappresentano sempre approcci validi per tutti e sempre. Inscalfibili, dunque, resistenti. In una parola indistruttibili.

          • Non posso che concordare sul fatto che la progressività sia un arbitrio, e quindi in ultima analisi un’opinione. Questo, però, accade soprattutto quando chi ne parla, non contestualizza il concetto come ci si aspetterebbe. Lasciando in questo modo il discorso languire solo nell’ambito delle opinioni personali che, ribadendo quanto già affermato più sopra, sono del tutto prive di validità generale proprio perché tali. Non basta, infatti, una generica affermazione di chicchessia per determinare la validità o meno di un principio.
            Quando invece si contestualizza, le cose cambiano.Nella scienza delle finanze, per esempio (ma anche nella giurisprudenza), la progressività è un principio ben preciso e sancito da norme e codici. In quanto tale, quindi, è valido per tutti.

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