I “NO GLOBAL” AVEVANO (ED HANNO ANCORA) TORTO!

di GUGLIELMO PIOMBINI

I nostalgici del comunismo, dopo aver trascorso tutti gli anni ’90 a leccarsi le ferite per la fine ingloriosa del socialismo reale, all’inizio degli anni 2000 aprirono un nuovo fronte di lotta contro la globalizzazione dell’economia che aveva preso piede in quel decennio. Fu un’alluvione di libri, saggi, articoli, manifestazioni, proteste di piazze che denunciavano lo sfruttamento, l’impoverimento, la disoccupazione, la disuguaglianza, la distruzione dell’ambiente e delle culture locali che l’espansione del libero mercato su scala globale avrebbe portato in tutto il mondo.

Sono passati più di 25 anni da quegli avvenimenti, e possiamo tirare le somme. Lo ha fatto Johan Norberg nel libro “Progress”, premiato nel 2016 come libro dell’anno dall’Economist e dall’Observer.

Mostrando dati inoppugnabili, lo studioso svedese dimostra che, contrariamente a quello che pensa la maggioranza della gente, i decenni di espansione della globalizzazione sono stati i migliori per l’umanità nel suo complesso, che non è mai stata bene come oggi.

Solo negli ultimi dieci anni il reddito pro-capite dei paesi poveri è raddoppiato: si tratta della più grande riduzione della povertà che il mondo abbia mai conosciuto. Tutto questo è avvenuto grazie alla maggiore crescita, non grazie alla redistribuzione dei redditi. Uno studio condotto su 118 paesi nell’arco di 40 anni mostra che quasi tutto l’aumento dei redditi delle fasce più misere è stato una conseguenza dell’innalzamento del livello medio dei redditi, non del cambiamento nella loro distribuzione.

Da un certo punto di vista, osserva Norberg, la globalizzazione è stata ancor più potente della rivoluzione industriale. Quando il mondo occidentale cominciò a industrializzarsi intorno al 1800, 200 milioni di persone impiegarono 50 anni per raddoppiare il reddito medio. La Cina e l’India hanno realizzato lo stesso risultato cinque volte più rapidamente e a vantaggio di un numero dieci volte maggiore di persone. Possiamo quindi dire che la globalizzazione è stato un fenomeno 50 volte più grande della rivoluzione industriale.

Oggi possiamo dunque dirlo con certezza: tutte le previsioni dei detrattori della globalizzazione sono state smentite dalla realtà. I no-global avevano torto su tutta la linea.

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