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Ignoranti e statalisti a 5 stelle

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di MATTEO CORSINI

Daniele Pesco, presidente commissione Bilancio del Senato, è laureato in ingegneria edile e, prima di entrare in Parlamento, lavorava alla Provincia di Milano. Non si direbbe, quindi, un esperto di finanza.

Ciò nondimeno, sua sarebbe l’idea di conferire a SGA (Società di Gestione degli Attivi), controllata del MEF e originariamente costituita per gestire i crediti non performing del Banco di Napoli, il ruolo di attribuzione di rating alle cartolarizzazioni di NPL che ottengono la garanzia da parte dello Stato, le Gacs. La garanzia riguarda solo la tranche senior, quella cioè meno rischiosa, ed è rilasciata a fronte del pagamento di una commissione da parte della banca originator dei crediti cartolarizzati.

La Sga potrebbe svolgere un ruolo di garanzia. È un organo ricco di competenze che può verificare l’adeguatezza del tranching, il voto sui rating, e lo schema di rimborso. Tutto questo potrebbe avere effetti positivi per lo Stato. Anche perché le Gacs sono uno strumento che fino ad oggi è servito allo smaltimento ma il rischio è che alla fine paghi la collettività”.

Pesco sospetta che le agenzie di rating, essendo pagate dalle banche originator, siano in conflitto di interessi e assegnino un tranching particolarmente generoso alle operazioni, lasciando allo Stato, quindi al contribuente, un rischio non remunerato adeguatamente.

La legge sulla Gacs sembra precisa e ben misurata ma ci sono aspetti che permettono alle banche grigi margini di manovra e di azzardo morale. Lo spessore economico dei titoli senior (sovradimensionato), mezzanine e junior (alquanto ridotto) rispetto al capitale investito per l’acquisto dei crediti, premia gli investitori ma sposta il rischio sullo Stato, che è chiamato a pagare in caso di mancato rimborso. Infine il prezzo di vendita sotto la pari delle mezzanine e delle junior, oltre ai lauti interessi delle mezzanine, così come l’ordine cronologico di remunerazione previsto dalla legge, dei titoli e degli interessi, concentra il rischio interamente a danno dello Stato”.

Da queste poche righe si capisce che Pesco non ha alcuna competenza tecnica in materia, ma basa il tutto sulla cultura del sospetto e vede, come sempre nel suo movimento, la soluzione nell’ulteriore intervento dello Stato. Io posso capire che ci si opponga al rilascio di garanzie pubbliche su queste cartolarizzazioni, però lo si dovrebbe fare con argomentazioni consistenti o quanto meno coerenti. Chi è statalista non suona molto credibile quando afferma: “Non trovo etico comunque scaricare sui posteri un fardello così pesante, soprattutto a fronte del fatto che il rischio sia di facile concretizzazione”.

Questa affermazione sarebbe di per sé del tutto condivisibile, ma vale per ogni intervento di spesa pubblica, a maggior ragione se con impatti pluriennali. Per esempio le pensioni e il reddito di cittadinanza, nelle quali, peraltro, lo Stato neppure incassa un premio per il rischio, come avviene nel caso delle garanzie rilasciate sulle Gacs.

Lo Stato non dovrebbe mai intervenire in questioni riguardanti rapporti privati, con costi e rischi a carico dei pagatori di tasse presenti e futuri. Ma chi sostiene una posizione del genere, nel caso specifico poi non dovrebbe opporsi, come storicamente fa il M5S, alle procedure di recupero del credito, con un approccio a tutela dei debitori insolventi che va a tutto svantaggio dei creditori, solo perché banche. Dimenticando che la gran parte del denaro utilizzato dalle banche è depositato da risparmiatori.

Venendo al merito della questione, il problema delle agenzie di rating pagate dagli emittenti esiste su scala globale, così come su scala globale esiste il problema della istituzionalizzazione di un servizio che nacque come servizio di mercato, e che successivamente le autorità pubbliche hanno reso obbligatorio, per di più ponendo barriere legali alla concorrenza nel settore e creando, di fatto, un oligopolio di una manciata di operatori a livello mondiale, con evidenti ricadute sul prezzo di tali servizi.

Dubito, però, che la soluzione consista nel far fare controlli a Sga. Nella migliore delle ipotesi ci sarebbe un incremento di spesa che eroderebbe parte della commissione incassata dal MEF, a parità di rischio per i pagatori di tasse. Decisamente meglio sarebbe proporre la cessazione della concessione di garanzie.

Pesco parla poi a sproposito del tranching, e dimostra di non capire come funzionano in generale le cartolarizzazioni. Che le tranche junior e mezzanine abbiano rendimenti superiori alle senior è dovuto al fatto che incorporano un rischio maggiore della senior, perché, in caso di insolvenze dei crediti cartolarizzati, sono le prime ad assorbire le perdite.

In definitiva, il problema non sarebbe risolto e la spesa aumenterebbe. E non potrebbe essere altrimenti quando all’ignoranza tecnica si associa l’approccio statalista dei novelli governanti.

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