IL CASO RONALDO E L’ATTIVITÀ PERSECUTORIA DEL FISCO SPAGNOLO

di ANTONIO SALAZAR* Il rispettato economista Carlos Rodríguez Braun dice che “il migliore amico dell’uomo non è il cane, è il capro espiatorio”. La performance dell’Agenzia delle Entrate spagnola ha dimostrato che l’affermazione è valida per agire contro molte celebrità, in particolare i calciatori ma non solo, con una furia impressionante. Può farlo perché se c’è qualcosa di molto più spagnolo del calcio, è l’invidia e gli atleti più fortunati della nazione godono di condizioni di vita inimmaginabili per il mortale cittadino medio. La ragione del loro superlativo successo risiede nella relativa scarsità di persone con le loro qualità in un mondo con un’enorme richiesta di questo tipo di talento. Nulla che non può essere facilmente spiegato, almeno molto di più di coloro che pagano le loro quote della pay-tv e, allo stesso tempo, criticare che parte di queste entrate colossali finiscono per gonfiare i conti di tali sportivi eminenti. I calciatori di oggi sono i vip dell’avanspettacolo di anni fa, Ronaldo è trattato come…

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