IL LIBRO DEI SOGNI ELETTRICI, MA A SPESE ALTRUI

di MATTEO CORSINI

Da qualche tempo a questa parte si sta diffondendo il dogma delle auto elettriche. Non so come andranno le cose in futuro e non ho pretese scientifiche, ma penso che si tratti di vetture che, a oggi, non reggono il confronto di mercato con automobili dotate di motore a combustione interna.

Eppure leggo dall’ANSA di uno studio volto a dimostrare la convenienza delle auto elettriche rispetto a quelle “tradizionali”.

  • “Il prezzo è superiore rispetto alle auto ad alimentazione ‘convenzionale’, ma basta un anno per pareggiare il costo di un’auto paragonabile a benzina. E il risparmio può arrivare a 12mila euro in 10 anni grazie a minori costi di carburante, di manutenzione e di gestione. Si tratta delle auto elettriche, al centro di un’analisi dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano dedicata al settore di cui ha diffuso un’anticipazione”. 

A me resta più di un sospetto. Partendo da un esempio concreto, una Renault Twingo a combustione interna parte da un prezzo di listino di circa 11 mila euro. Una Renault Zoe, elettrica, parte da oltre 25 mila euro. Più del doppio per una vettura dello stesso segmento. Come si fa ad arrivare a break even dopo un anno?

  • “Lo studio analizza il TCO (Total Cost of Ownership), il parametro che considera una serie di voci: il costo di acquisto, quelli di manutenzione (carburante, tagliando) e quelli fiscali (bollo, assicurazione). I ricercatori, hanno ipotizzato un chilometraggio annuo di 11.000 km. Lo scenario, in particolare, fa riferimento al caso della provincia autonoma di Trento, che offre un incentivo all’acquisto per autovetture elettriche di 6.000 euro, cumulabile con l”ecobonus’ e non legato a rottamazione. Ciò in aggiunta ai vantaggi dell’uso del veicolo elettrico, ossia parcheggi e accesso gratuito alle ztl gratuiti”.

Andrebbe specificato, per correttezza, che i bonus non sono altro che tasse a carico di qualcuno. Si tratta, quindi, di abbassare artificialmente un prezzo ponendo la differenza a carico di altri.

Ciò detto, come la mettiamo con l’autonomia delle batterie e i tempi di ricarica, decisamente poco adatti chi la macchina la usa davvero? E che dire dell’orizzonte di 10 anni, quando le batterie attuali ben difficilmente mantengono una efficienza decente dopo 4 anni?

Non voglio mettermi a disquisire di cambiamenti climatici, ma mi pare evidente, a oggi, che le auto elettriche (che dire, poi, dei mezzi veramente inquinanti: camion, navi, aerei?) non abbiano né possano avere un mercato di massa. Lo stesso sistema dei bonus, per quanto discutibile, può funzionare solo se a beneficiarne è un numero relativamente ristretto di soggetti, altrimenti il costo per i pagatori di tasse sarebbe troppo elevato, perché, come disse Margaret Thatcher a proposito del socialismo, “il problema è che, prima o poi, i soldi degli altri finiscono.”

Capisco che sia politicamente corretto sostenere tutto ciò che è elettrico, ma così si esagera con il libro dei sogni (a spese di altri).

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