di ARTURO DOILO Se andate a leggere il dizionario della Treccani, alla parola “Neoliberismo”, troverete queste adefinizione: «Indirizzo di pensiero economico che, in nome delle riconfermate premesse dell’economia classica, denuncia le sostanziali violazioni della concorrenza perpetrate da concentrazioni monopolistiche all’ombra del laissez faire e chiede pertanto misure atte a ripristinare la effettiva libertà di mercato e a garantire con ciò il rispetto anche delle libertà politiche. Gli economisti neoliberisti, come gli austriaci F.A. von Hayek e L. von Mises e il francese J.-L. Rueff, non insistono tuttavia più sugli ipotetici vantaggi della libera concorrenza, ma sugli inconvenienti pratici dell’intervento dello Stato, ritenuto spesso inefficace, sempre tardivo, pesante e facile a degenerare in costrizione». Presumo abbiate letto bene, in sintesi il neoliberismo si sintetizza con la denuncia del troppo Stato in economia. Chiarito il concetto, è difficile non notare che non passa giorno in cui un qualche statalista – di destra, di centro e di sinistra – non punti il dito contro il “neoliberismo imperante”, causa della crisi, del degrado sociale,…















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