Immigrazione: non esiste alcun “diritto di invasione”! Ma…

di LEONARDO FACCO

Una cosa è certa, non esiste il “diritto d’invasione”, che in Italia – paese statalista, centralista, parassitario e criminale – è invece stato garantito da una serie di norme demenziali sull’immigrazione, compresa la ridicola Bossi-Fini. Ciononostante, considerare che i mali di questo paese siano da affibbiare agli immigrati è una forzatura bella e buona, anzi è la riprova che l’italiano medio incarna il solito tentativo di giocare allo “scaricabarile” per non assumersi le responsabilità che sono solo sue.

In Svizzera, la percentuale degli stranieri è doppia rispetto a quella italiana. Eppure, non vedi disadattati mantenuti con i soldi delle tasse altrui – e difesi da associazioni di volontariato fasulle – girovagare per Berna con un piccone in mano. Pensare di bloccare le frontiere è semplicemente folle e innaturale. Da quando esiste l’uomo, i popoli si sono spostati lungo il globo terracqueo, non di radio imponendosi con la violenza e la depredazione. Ciò detto, nulla osta al fatto che nessuno può permettersi di venire a vivere casa mia, facendosi mantenere e pensando di poter delinquere ed aggredire l’altrui proprietà, come invece viene concesso, da almeno due decenni, dal perbenismo progressista e dalla idiozia centro-destrorsa. Così come non è affatto logico che la cittadinanza ai foresti debba essere concessa grazie a qualche automatismo legale.

Sino ad oggi, abbiamo assistito ad un atteggiamento di ingiustizia sociale e grave ed illogica tolleranza, nonché lassismo, da parte di autorità e rappresentanti di organi dello Stato, nonché da parte di quel volontariato amorale che lucra sul fenomeno migratorio. L’amico Gilberto Oneto lo ha sottolineato più volte su questo quotidiano. Il tutto, ovviamente, a discapito dei diritti fondamentali di ciascun individuo residente. Una situazione preoccupante, che persino le statistiche governative hanno inequivocabilmente mostrato.

Io sono figlio di emigranti. I Veneti sono stati, negli anni addietro, un popolo di emigranti, di “viaggiatori della speranza” in cerca di posti in cui poter vivere meglio, lavorando onestamente. Durante gli Anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta (ma anche prima), nessun emigrante partito da questa penisola è mai entrato clandestinamente nei paesi in cui è stato accolto (a differenza delle stupidaggini scritte da Gianantonio Stella in un suo libro, “noi non siamo mai stati albanesi”). Non solo; perlopiù, tra il paese di partenza e quello ospitante, esistevano accordi internazionali che regolavano l’ingresso degli stranieri, esistevano accordi di lavoro siglati in precedenza fra gli Stati interessati con l’avallo degli imprenditori ospitanti (questo va soprattutto ricordato a chi oggi giustifica l’accoglienza forzata di stranieri con la scusa che l’Italia ha bisogno di manodopera). I nostri vecchi espatriati, non a caso, sono contrari al modo in cui i governi italiani hanno trattato l’arrivo in massa di clandestini, e notano meglio di qualsiasi parassiti legiferante il peggioramento delle condizioni sociali venutesi a creare nei nostri borghi, per le nostre strade.

Tra gli oppositori dell’arrivo in massa di immigrati, ci sono coloro che antepongono ragioni nazionalistiche (sinceramente poco fondate), coloro che ritengono, invece, che l’approdo di centinaia di migliaia di “poveri cristi” in Italia ha messo in crisi le strutture portanti del “welfare state” nostrano, provocando gravi e negative ripercussioni economiche nel momento in cui si sono concessi “gratuitamente” agli stranieri la sanità, la scuola e molti altri servizi pubblici essenziali. Questo secondo ragionamento non è sbagliato, e mi sento di condividerlo. Ma in una società davvero libera (dove quindi non si preclude la libera circolazione agli individui) sarebbe soprattutto il rispetto della proprietà privata (e anche i soldi che ci estorce il Fisco con le tasse appartiene a questa categoria) a creare un argine concreto al flusso migratorio selvaggio, che gli statalisti e i centralisti – che hanno governato in questo ultimo ventennio l’Italia – contrariamente garantiscono. Fino a quando gli immigrati riceveranno gratuitamente i servizi sanitari, l’istruzione, le case e prebende varie (che gli autoctoni pagano profumatamente per ricevere in cambio sempre meno, e peggiori, servizi), non solo non realizzeremo mai una pacifica convivenza fra cittadini residenti e stranieri, ma continueremo ad alimentare la discriminazione, nell’assurdo tentativo di creare una coabitazione forzata, foriera solo di accentuate tensioni sociali tra persone di cultura e tradizioni molto differenti.

Questo punto di vista lo sostengo da sempre, come da sempre affermo che l’immigrazione extracomunitaria – soprattutto quella che è culturalmente meno affine alle nostre consuetudini – non servirà ad altro che a generare tensioni razziali, guerre tra poveri, accaparramenti ingiustificati di beni pubblici e perverse dinamiche assistenziali. Significa essere ciechi – o in malafede – se non si vede che l’interventismo solidaristico pro-immigrati (al quale nessun governo di centro-destra, con la Lega in combutta, ha mai messo fine ) sta rendendo impossibile la vita degli abitanti di molte città anche piccole ormai, costretti a difendersi da occupazioni di territorio da parte di bande di delinquenti di radici extra-europee.

Ribadisco, non esiste un diritto all’invasione, ma esiste – viceversa – il diritto di starsene in pace in quelle vie e piazze che, per ragioni storiche, noi abitiamo da sempre. La vera tragedia, dunque, non è “l’allarme razzismo” lanciato da qualche idiota ideologizzato (suffragato da stupide leggi come la “Mancino” o da inutili ministri per l’integrazione come la Kyenge), ma è che lo statalismo moderno, quello tanto caro a tutti i partiti italioti, invadendo gran parte della società e della sfera privata, ha quasi obbligato ogni emigrante a diventare uno “squatter”, ovvero un occupante abusivo. E chi ne paga le conseguenze, al contrario, è il legittimo proprietario della terra in cui abita, costretto a subire anche quando si difende legittimamente (senza che nessuno di quelli che se la prendono tanto con gli immigrati vada in suo soccorso però).

Concludo: di fronte alla crisi sistemica che l’Italia (ma anche l’Europa) sta attraversando, di fronte alle conseguenze miserabili a cui questa crisi ci sta portando, non vorrei che si finisse per trovare il solito, comodo capro espiatorio nel fenomeno immigratorio tout court, quando invece bisognerebbe cominciare col prendere coscienza che se siamo in queste condizioni (che peggioreranno, statene certi) è solo merito di quella congrega di furfanti e mantenuti che ha “soggiornato” nei Palazzi romani, grazie al “permesso” concessogli da milioni di oche starnazzanti, questuanti e votanti.

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