INDIPENDENZA DALL’ITALIA ANCHE PER UN GIORNALISMO DIVERSO E LIBERO

di ENZO TRENTIN Giuseppe Mazzini era leninista un secolo prima che Lenin scrivesse «Che fare?» eleggendo il giornale di partito a motore della rivoluzione. «La stampa periodica – diceva – è una potenza; è anzi la sola potenza dei tempi moderni. Ed è l’unica speranza nostra. Ogni riga stampata vi dà più potenza, che non venti lavori segreti.» Conclusione: ogni articolo deve portare la firma in calce. Non bastava dunque impegnarsi. Ci si doveva esporre in prima persona. Aveva un bel dire Mazzini. Lasciare il proprio segno in calce a ogni articolo significava consegnarsi alle polizie dei vecchi regimi restaurati alla caduta di Napoleone. Essere giornalista, per Mazzini, era come dichiararsi cristiano ai tempi di Nerone: se scampavi alle belve, evitando l’onore del martirio, dovevi guadagnarti il paradiso vivendo da perseguitato, subendo condanne e processi, contento d’essere vigilato e spiato nella vita privata, negli affari, nelle amicizie. Oggi non è cambiato molto, poiché ci sono regimi (per esempio, quello turco) che incarcerano i giornalisti che…

Contenuto disponibile solo agli utenti registrati
Log In Registrati
Print Friendly, PDF & Email
Rubriche ControPotere