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Indipendenza del veneto, sul referendum la regione se ne frega

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primavenetoindipendenzavenetaxreferendumdi REDAZIONE

A un mese dalla promulgazione della legge veneta che indice il referendum per l’indipendenza, gli attivisti del movimento “Indipendenza veneta” e della formazione politica “Prima il Veneto”, insieme a una dozzina di sindaci, si sono dati appuntamento in Consiglio regionale per ricordare a Giunta e Consiglio le scadenze applicative. “La Giunta regionale è in ritardo – ha dichiarato Alessio Morosin, leader di Indipendenza Veneta – doveva entro 30 giorni (cioè entro oggi) disciplinare la propaganda e le procedure di voto e aprire il conto corrente per raccogliere le libere erogazioni dei veneti che vorranno finanziare i costi della consultazione. Sappiamo che ci sono delle difficoltà tecniche, non vorremmo diventassero una scelta politica. Sollecitiamo la Giunta ad adempiere ai propri compiti, in modo che il Consiglio possa indicare quanto prima la data nella quale invitare i veneti alle urne”.

Per i fautori della ‘via istituzionale’ all’indipendenza la prima data utile potrebbe essere il 9 novembre, in abbinata con il referendum autonomista della Catalogna, oppure – ha ipotizzato Michele Favero, primo consigliere di Indipendenza Veneta – il 1^ marzo 2015, in coincidenza con il “capodanno veneto”. Giovanni Furlanetto, consigliere regionale ex Lega, passato ora nel misto ed esponente di Prima il Veneto, non ha nascosto che il percorso verso il referendum sarà “ad ostacoli”, ma auspica che la Giunta Zaia ottemperi ai propri compiti entro la settimana prossima. “Siamo qui per tenere il cronometro e vigilare che non sia negato il diritto ai veneti di potersi democraticamente esprimere”, ha aggiunto Pierangelo Del Zotto, ex assessore al bilancio della Provincia di Venezia ed esponente di Prima il Veneto, consegnando simbolicamente la busta con i 2,84 euro di autofinanziamento dei costi della consultazione. A tanto ammonta, infatti, il contributo pro capite che i veneti dovrebbero sostenere per autofinanziarsi i 14 milioni di euro di costo del referendum popolare.

Per gli indipendentisti non ci possono più essere alibi o tergiversazioni nel convocare i veneti alle urne: nemmeno se il governo decidesse di impugnare la legge regionale avanti alla Corte costituzionale (i termini scadono il 23 agosto), la legge veneta perderebbe la propria efficacia. “Il referendum va convocato in ogni caso”, sostiene l’avvocato Morosin, che di fronte alla possibile impugnativa del Consiglio dei ministri suggerisce già alla giunta Zaia la strategia difensiva: non resistere in giudizio alla Corte Costituzionale, ma inviare i propri avvocati alla Consulta con un mandato limitato a contestare la legittimità della massima Corte a pronunciarsi su una materia che “non appartiene alla Costituzione, né al diritto europeo ma al diritto internazionale”.

A stoppare il referendum non potranno essere nemmeno i tempi stretti della legislatura che ormai volge al termine: “La legge prevede che le elezioni regionali si svolgano in una data compresa tra il 15 maggio e il 15 giugno dell’anno prossimo – ha ricordato Morosin – per cui non c’è ragione per anticipare il voto al 22 marzo, in nome dell’abbinamento con il voto amministrativo, come ha sostenuto qualcuno”. A sostenere le tesi di “Indipendenza veneta” e di “Prima il Veneto” anche un nutrito drappello di sindaci, in rappresentanza dei 182 consigli comunali veneti che hanno approvato l’ordine del giorno che sostiene il diritto dei veneti a pronunciarsi sull’ipotesi indipendentista. “”Siamo qui per difendere il diritto dei veneti ad esprimersi – hanno scandito a più voci gli amministratori di Casalserugo, San Giorgio in Bosco, Galliera Veneta, Resana, Segusino, Castello di Godego, Montecchio Maggiore, Trissino, Corneda, Pianiga, alcuni dei quali indossavano la fascia con il leone marciano – e perché crediamo nell’autonomia. Gli enti locali e i cittadini sono tartassati ed esasperati nei confronti dello Stato”.

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2 COMMENTS

  1. smettiamola di dire la parola autonomia, qui in Veneto il referendum si fa per l’ I N D I P E D E N Z A tutto il resto non ha senso

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