ITALIA DA SALVARE? RESTO DELL’IDEA CHE SAREBBE MEGLIO DISINTEGRARLA

di GIANLUCA MARCHI

La notizia è di qualche giorno fa e l’avete letta qui sul MiglioVerde: la procura di Rovigo ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza del Gup dello stesso Tribunale che aveva stabilito il non doversi procedere nei confronti di gran parte dei 48 indipendentisti indagati e accusati di “terrorismo” per la vicenda legata al secondo tanko, visto che il primo resta inconfondibilmente quello arrivato in piazza San Marco nel maggio del 1997.

Ho atteso qualche giorno prima di intervenire, perché diversamente mi mettevano dentro e buttavano la chiave. Mi limito qui al mio caso personale, senza tirare in ballo gli altri. Come qualcuno sa, sono uno degli indagati nell’ambito di questa inchiesta avviata dalla Procura di Brescia e venuta alla luce all’alba del 2 aprile 2014 con una operazione, condotta dai Carabinieri dei Ros, che coinvolse 49 persone, di cui 23 portate direttamente in carcere.

Dopo oltre quattro anni di udienze preliminari, processo apertosi a Brescia e subito dichiarato chiuso per incompetenza territoriale, l’indagine è approdata a Rovigo per ricominciare daccapo l’iter processuale. Il 16 giugno scorso è stata fissato l’inizio dell’udienza preliminare. Discutendo della vicenda con il mio legale, l’avvocato Luigi Pisoni, che mi segue ormai da tanti anni, in pratica da quando ero direttore de la Padania, per questioni strettamente personali, e forzando molto i miei sentimenti più intimi,  avevo accettato l’idea di non affrontare il processo e di chiedere la “messa alla prova”, in pratica un affidamento ai servizi sociali che ti toglie dal processo e morta lì.

Il 16 giugno scorso l’avv. Pisoni si reca dunque a Rovigo con il mandato di esplorare la situazione ed eventualmente  chiedere ufficialmente la messa alla prova. Prima dell’apertura dell’udienza preliminare incontra il procuratore capo di Rovigo, nuovo titolare dell’accusa, e gli espone i miei desiderata. Risposta del procuratore: avvocato lasci perdere la messa alla prova, visto che per il suo cliente chiederò il non doversi procedere, in pratica l’archiviazione.

Inizia l’udienza preliminare e in effetti la procura chiede per l’imputato Gianluca Marchi, come per molti altri, il non doversi procedere. L’udienza viene poi aggiornata al successivo 14 luglio, quando il Gup sentenzia il non doversi procedere per me e anche per gli altri.

Fine della mia vicenda personale? Niente affatto… La Procura di Rovigo, cioè colei che ha ereditato da Brescia l’accusa nei miei confronti, chiede per il sottoscritto il non doversi procedere, ottiene dal giudice dell’udienza preliminare ciò che aveva sollecitato e un mese e mezzo dopo che fa? Fa ricorso in Cassazione contro la decisione che aveva richiesto e che aveva ottenuto.

Tentare di capire una cosa del genere è praticamente impossibile… L’episodio, personale, è solo uno dei mille esempi che potremmo fare e che mi conducono a dire: e questa sarebbe l’Italia che qualcuno sostiene di voler salvare tutta insieme, avendo tra l’altro alle spalle un gregge in continua crescita? No grazie, magari anche da solo ma resto dell’idea che questa Italia andrebbe disintegrata.

 

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