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Italia, dove il consociativismo previdenziale è la regola

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contributi inpsdi MATTEO CORSINI

“Lo stralcio dell’articolo 15 del ddl Concorrenza in materia di portabilità dei fondi pensione è per noi motivo di grande soddisfazione… L’articolo stralciato prevedeva, per il dipendente che avesse scelto di passare a un’altra forma pensionistica complementare, anche individuale, l’estensione della portabilità del contributo del datore di lavoro. Una proposta che aveva suscitato subito forti perplessità presso la nostra Associazione, che rappresenta i fondi negoziali e che vede insieme – lo ricordiamo – le organizzazioni imprenditoriali e i sindacati”. Michele Tronconi è presidente di Assofondipensione, associazione di categoria dei fondi pensione negoziali. Tronconi è entusiasta per la marcia indietro del governo in tema di portabilità del contributo del datore di lavoro nei casi in cui il singolo dipendente decida di passare da un fondo negoziale a un’altra forma previdenziale (per esempio, un fondo pensione aperto).

La normativa attualmente in vigore, chiaramente tesa a favorire il consociativismo tipico del sistema Italia, prevede che il datore di lavoro contribuisca al fondo pensione negoziale, mentre non vi è alcun obbligo in tal senso nel caso il dipendente aderisca, per esempio a un fondo aperto. Capisco la perplessità di Tronconi di fronte all’ipotesi di aperture nel mercato della previdenza integrativa. Che la posizione dell’associazione che rappresenta sia meno che debole, tuttavia, lo dimostrano le motivazioni per cui ritiene giusto lo stralcio della portabilità dal ddl Concorrenza.

A differenza di tutte le altre parti del disegno di legge, l’articolo 15 non traeva infatti ispirazione da alcuna segnalazione dell’Autorità per la Concorrenza. In sostanza si proponeva una medicina senza che alcun medico avesse diagnosticato la malattia. La portabilità del contributo datoriale sarebbe andata a intaccare un sistema di relazioni industriali consolidato senza che nessuno avesse dimostrato la presenza di distorsioni da correggere nell’assetto esistente.” Il fatto che l’Autorità per la Concorrenza non avesse sollecitato il provvedimento non significa che lo stesso sarebbe nocivo. Lo sarebbe certamente per gli aderenti ad Assofondipensione, per il semplice fatto che rimuoverebbe una fonte di rendita di posizione ingiustificata dalla libera formazione di domanda e offerta. Ma che dire dei lavoratori che devono pensare al proprio futuro previdenziale? Quali vantaggi hanno nell’avere, di fatto, una restrizione in essere alle opzioni a loro disposizione per la scelta dello strumento di pensione integrativa? Chiaramente nessuno. Anzi.

Tronconi stesso dichiara abbastanza candidamente che la portabilità del contributo datoriale avrebbe intaccato un sistema di relazioni industriali consolidato (che a me sa tanto di consociativismo). Ma se davvero ritiene che l’assetto esistente funzioni così bene, dovrebbe confidare nel fatto che i lavoratori dipendenti, avendo la possibilità di scegliere, confermerebbero la loro preferenza ai fondi negoziali.

Se la cosa è tanto conveniente per tutti, perché intralciare le alternative? Evidentemente perché la cosa conviene ad Assofondipensione, non a tutti. Credo che, considerando l’uso di argomentazioni così deboli, il miglior modo per sostenere una posizione a favore dell’apertura del mercato consista nel dare risalto a interventi come quello di Tronconi.

 

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1 COMMENT

  1. E’ evidente che più scelta e libertà per i dipendenti potrebbe intaccare i vantaggi delle associazioni che tronconi rappresenta. Lui fa il suo mestiere.
    Il governo subisce colpevolmente e lascia che le cose non migliorino.
    A farne le spese sono proprio i dipendenti che, da come la vedo io, dovrebbero lottare per avere la busta paga per intero versata e l’abolizione del sostituto d’imposta.
    D’altronde i dipendenti stessi ignorano e sono mediamente gente tranquilla abituata a subire.
    Allora , avanti così!

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