LA CAMPAGNA VACCINALE È UN ENORME FALLIMENTO DELLO STATO

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di MATTEO CORSINI

Come è noto, l’interventismo statale è spesso giustificato dalla maggioranza degli economisti facendo ricorso a spiegazioni (ritenute dagli stessi scientifiche) che individuano dei fallimenti del mercato. In realtà, considerando che quello di utilità è un concetto soggettivo, il fallimento del mercato finisce per essere scientificamente indimostrabile e la sua definizione è possibile solo oggettivizzando l’utilità stessa. Il che, poi, sovente coincide con la sostituzione di ciò che chi decreta il fallimento del mercato considera soggettivamente essere la cosa migliore per tutti quanti.

Eppure la realtà di tutti i giorni fornisce esempi lampanti dei fallimenti del soggetto la cui azione è invocata per porre rimedio ai supposti fallimenti del mercato, ossia lo Stato.

Quello delle vaccinazioni contro il Covid-19 è solo l’ultimo esempio in ordine di tempo. Qui si sta assistendo a un fallimento dei soggetti pubblici che parte dalle regioni, passa per lo Stato, per poi arrivare a quella sorta di Unione sovietica che è la Ue.

Non entro nel merito della necessità di vaccinarsi, che credo debba essere una scelta volontaria da parte dei singoli individui. Mi interessa però sottolineare che, dato l’obiettivo di coloro che hanno voluto estromettere totalmente il mercato e gestire a livello pubblico tutta la campagna vaccinale, il fallimento a oggi è plateale.

Quanto all’Unione europea, la cui azione in sostituzione a quella dei singoli Stati è stata giustificata ex ante con la necessità di coordinare meglio la contrattazione con le case farmaceutiche, i confronti con il resto del mondo sviluppato è impietoso.

Venendo all’Italia, il ministro della Salute Roberto (lasciate ogni) Speranza, che se avesse avuto la responsabilità di gestire questo progetto in una azienda privata con ogni probabilità sarebbe stato sostituito anche se membro della famiglia proprietaria e invece è stato appena confermato nel nuovo governo, continua a sfornare dichiarazioni come questa: “E’ stato approvato dal Parlamento nell’ultima risoluzione sulle mie ultime comunicazioni un orientamento per il vaccino bene pubblico globale, non come privilegio di pochi.”

Parla come se stesse facendo un comizio per chiedere il voto alle prossime elezioni, o forse credendo di essere il Papa. La realtà è che regna la confusione totale tra Stato e Regioni, con 1,5 milioni di dosi del vaccino AstraZeneca inutilizzate perché considerato non somministrabili agli over 65 (fino a una settimana fa era peraltro considerato inadatto agli over 55) mentre adesso è il turno degli over 80.

Non serve essere antistatalisti radicali per rendersi conto del fallimento di questo approccio socialista alla gestione della campagna vaccinale. E la cosa è ancora più allucinante se si considera che è vietato, per qualsiasi individuo che lo volesse, vaccinarsi a pagamento.

In altri termini, in nome del “vaccino bene pubblico”, si è vietato al mercato di funzionare. Ciò ha reso ancora più evidente il fallimento dello Stato rispetto ai casi in cui al settore privato è consentito fornire gli stessi servizi erogati dal settore pubblico. Se l’obiettivo è quello di raggiungere il prima possibile l’immunità di gregge, lo Stato e la Ue stanno fallendo platealmente. Altro che fallimenti del mercato.

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