LA GUERRA AL CONTANTE RIMANE UNA FISSA DEL GOVERNO

di LEONARDO FACCO

Passano i governi inutili, ma non la loro maniacale perseveranza nel dare addosso “all’evasore fiscale”. Il Club dei giacobini giustizialisti –per dirla con Diego Gabutti – e filogabellieri italiani può perdonare la pedofilia a Roman Polansky e il Gulag a Lenin e Stalin. Persino la madre che ha ucciso le sue figlie (in fondo non sapeva, poveretta, che futuro avrebbero avuto le sue bambine, anche un po’ per colpa degli evasori fiscali). Ma per chi evade il fisco non c’è perdono”.

Tra le tante corbellerie che si leggono per combattere l’evasione, puntuale come un foruncolo sulle chiappe, spunta sempre quella dell’abolizione del contante. L’ultima ad insistere sulla questione è stata Rossella Orlandi, successore di Befera, mentre in parlamento SEL ha presentato un progetto di legge in merito. 

Un amico, ieri, mi ha scritto quanto segue: “Caro Leonardo, ti scrivo perché stamani ho avuto delle risposte, dalla mia (piccola) banca, relative alle banconote da 500 euro (e anche 200). Ebbene, in sintesi, la Banca d’Italia ha emanato un provvedimento,entrato in vigore il 1 gennaio di quest’anno, per schedare chi usa banconote di grosso taglio”. In soldoni:

  1. Le banconote da 500 euro e 200 euro, mano a mano che vengono ritirate non saranno più distribuite. E allora mi chiedo perché non è stato detto ufficialmente e non sono state dichiarate “fuori corso” da una certa data?
  2. Quel che è peggio è che le banche (in qualche caso) e molti altri soggetti sempre (tipo i supermercati), chiedono copia di un documento di identità per cambiarti 500 euro (quando li accettano).

La legge di riferimento è del 2007, ma ora è diventata operativa a pieno titolo. Le motivazioni fanno accenno alla “prevenzione per …riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo”. Ho, peraltro, avuto conferma da diversi conoscenti (non certo terroristi, spesso pensionati) che, in diverse banche, a chiunque depositi anche una sola banconota da 500 euro viene chiesto di firmare una fotocopia col numero di serie del biglietto depositato. Altri istituti bancari, invece, ti registrano se ne depositi due, o se depositi più di 5000 euro cash. Ora, se penalmente parlando, in caso di evasione fiscale, il reato scatta dopo una certa somma, perché si mettono a chiedere informazioni su una o due o tre banconote da 500 euro? Semplice, per mettere tutti sotto controllo da una lato, per incutere timore ai contribuenti dall’altro e, infine, per continuare l’opera certosina, in atto da un quinquennio almeno, di lobotomizzazione del contribuente che abbia in animo di difendere il frutto del proprio lavoro dalle mani dei satrapi che si alternano a Palazzo Chigi.

Analizzando a fondo l’inferno tributario in cui ci costringono a vivere, mi sono fatalmente accorto che non esiste ancora il reato di “Concorso esterno in evasione fiscale”. Incredibile dimenticanza, no? Possibile che non l’abbiano ancora suggerito a Renzi? Tranquilli, nel paese in cui serve una legge per inviare la bolletta della luce in una sola pagina (con tanto di approvazione dell’Authority) – e in cui c’è sempre un mostro da buttare in prima pagina, oggi è toccato a Cannavaro – presto anche il delatore fiscale verrà glorificato e santificato dal parlamento. Con tanto di plauso della Gabanelli.

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