LA SOLITA IDEA DEI SOCIALISTI: LAVORARE MENO A SPESE DEGLI ALTRI

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di MATTEO CORSINI

In Italia di idee balzane a livello (non solo) politico non c’è mai carenza, altrimenti non avrei di che scrivere quotidianamente. Ma non è che altrove le cose siano poi tanto diverse. In Spagna, per esempio, il governo sta prendendo in considerazione l’idea di ridurre a 32 ore, ossia 4 giorni, la settimana lavorativa. Ovviamente a parità di costo complessivo per l’azienda.

Secondo il vicepremer Pablo Iglesias, leader di Podemos e politico che non mi fa impazzire di invidia per gli spagnoli, la misura in questione favorirebbe “indubbiamente” la creazione di posti di lavoro.

L’assunzione alla base di queste affermazioni è che la quantità di ore di lavoro necessarie sia una costante, quindi diminuendo lo sforzo richiesto ai singoli, diventa necessario assumere più persone. Se ciò avesse senso, mi chiedo perché non fare lavorare le persone un solo giorno a settimana.

Il buonsenso dovrebbe invece suggerire che, al contrario, una misura del genere è compatibile solo con un aumento della produttività tale da compensare la riduzione dell’orario a parità di costo complessivo. Da questo punto di vista, confondere le iniziative assunte volontariamente da certe aziende private con provvedimenti imposti a tutti a livello legislativo è un errore colossale.

Un’azienda privata che decida di ridurre l’orario di lavoro a parità di costo può farlo sia a fronte di una aumento di produttività realizzata, sia ipotizzando che vi sarebbe un aumento di produttività. Qualora tale previsione si rivelasse errata, a pagarne le conseguenze non sarebbero anche coloro che con l’azienda non hanno nulla a che fare.

Tutto il contrario di quanto avviene se il provvedimento è imposto per via legislativa. Capisco che i socialisti di ogni dove non se ne facciano una ragione, ma la realtà non cambia per decreto.

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