IMMIGRATI E NON INTEGRATI: COSTANO AI CONTRIBUENTI 23 MILIARDI DI EURO

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di PAOLO SENSINI

Secondo un recente studio, i giovani immigrati in Italia di seconda generazione, della fascia 15-34 anni con genitori stranieri sono NEET (Not in Education, Employment or Training), cioè senza occupazione e non coinvolti nel processo formativo: il dato è del 26% con scarse differenze tra nati all’estero e nati in Italia.

Insomma, una massa di figli d’immigrati che non frequentano gli istituti scolastici e non lavorano: preferiscono impegnarsi in attività illecite o semplicemente a girovagare per la città senza uno scopo preciso, creando degrado e insicurezza tra la popolazione.

Ma, esattamente, quanto ci costano questa massa di nuove “risorse”? Il Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, attingendo a dati ISTAT e del ministero dell’Interno, ha analizzato i costi e benefici della presenza della popolazione straniera in Italia. E ha scoperto che i costi superano ampiamente i benefici. E inoltre che i figli degli immigrati, oltre ad essere un enorme costo sociale, sono anche un grosso peso economico per un Paese già in gravi difficoltà.

Perciò è stato calcolato che la sola spesa sanitaria per ogni immigrato nel 2016 è stata di 1.870 euro e dunque, per i circa 6 milioni di presenze (clandestini compresi), il totale è stimato in circa 11 miliardi di euro. A questo vanno aggiunti altri 7.400 euro pro-capite per le spese scolastiche che, sommati a quelle di accoglienza, fanno raggiungere la ragguardevole somma di 23 miliardi di euro.

La cifra non tiene tuttavia in considerazione eventuali spese a carico dello Stato, come l’assistenza sociale e gli sconti per strutture e mezzi pubblici dovuti ai poveri. Secondo lo studio, inoltre, nei primi 15 anni le spese supereranno sempre le entrate. Poi “diventeranno italiani”, e allora le spese saranno per “italiani” e dunque non verranno più conteggiati come immigrati o figli d’immigrati.

Un bel regalino offerto dalla sinistra di lotta e di governo + Vaticano, che le prossime generazioni di lavoratori dovranno caricarsi sulle spalle. E il tutto per dare credito alla bella favola secondo cui, stando alla propaganda di regime, essi dovevano rappresentare “le risorse che ci pagheranno le pensioni”.

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