di MATTEO CORSINI
In Italia di idee balzane a livello (non solo) politico non c’è mai carenza, altrimenti non avrei di che scrivere quotidianamente. Ma non è che altrove le cose siano poi tanto diverse. In Spagna, per esempio, il governo sta prendendo in considerazione l’idea di ridurre a 32 ore, ossia 4 giorni, la settimana lavorativa. Ovviamente a parità di costo complessivo per l’azienda.
Secondo il vicepremer Pablo Iglesias, leader di Podemos e politico che non mi fa impazzire di invidia per gli spagnoli, la misura in questione favorirebbe “indubbiamente” la creazione di posti di lavoro.
L’assunzione alla base di queste affermazioni è che la quantità di ore di lavoro necessarie sia una costante, quindi diminuendo lo sforzo richiesto ai singoli, diventa necessario assumere più persone. Se ciò avesse senso, mi chiedo perché non fare lavorare le persone un solo giorno a settimana.
Il buonsenso dovrebbe invece suggerire che, al contrario, una misura del
Pablo Iglesias potrebbe tranquillamente ridurre il proprio orario di lavoro di vicepremier a cinque minuti la settimana: il suo governo ne guadagnerebbe enormemente in produttività (abbattimento dei costi sociali delle sue illuminate proposte)