LA STRAGE DI CHRISTCHURCH E IL TOTALITARISMO SOFT DEI SOCIAL DI REGIME

Condividi su MeWe: liberi articoli su liberi social!

di J.D. TUCCILLE A poche ore dal massacro di due moschee a Christchurch, in Nuova Zelanda, il governo di quel paese ha invitato le persone ad astenersi dal condividere il “manifesto” dell’assassino e il video che ha girato durante i suoi crimini. Se non che i funzionari della Nuova Zelanda non hanno solo chiesto; facendosi forza delle leggi del proprio paese, hanno imposto che il materiale incriminato venisse soppresso dalle società di social media e dagli editori online, pena le leggi che non sembrerebbero potersi applicare oltre i confini australiani. Il desiderio di evitare di promuovere le idee e le azioni di un assassino di massa è certamente comprensibile, ma la saggezza insita nel rimuoverli dall’osservazione e dalla discussione pubbliche non è per nulla un dato di fatto. E l’entusiasmo con cui la maggior parte dei giganti online ha aderito alle richieste di censura del governo suscita serie preoccupazioni sulle prospettive del libero scambio delle idee. I pericoli di questo genere di totalitarismo soft rendono evidente…

Contenuto disponibile solo agli utenti registrati
Log In Registrati
Condividi su MeWe: liberi articoli su liberi social!
Rubriche ControPotere