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La televisione e le “schizo-masse” descritte da Deleuze

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di DOMENICO PORCARO

Gli uomini sono diventati spettatori della televisione, imparando a cambiare canale meglio e più velocemente. Molti non smettono mai di farlo, impugnano il telecomando, l’accendono e non importa nemmeno più cosa la televisione trasmetta: un film più o meno suggestivo, un notiziario, un talk-show.

Lo spettatore sostanzialmente non capisce nulla di ciò che gli accade davanti, c’è solo un flusso continuo di immagini che lo attirano. Gli spettatori televisivi sono attratti all’interno di un meccanismo diabolico, entrando in crisi di astinenza nel caso non sia loro assicurata la giusta “dose” di spettacolo, diventando cioè “sub-spettatori” che non guardano mai un programma per intero, dall’inizio alla fine, ma solo “assaggi” di vari programmi.

I media televisivi, in sintesi, sfruttano questa “pigrizia” del telespettatore, “trasmettendo” i famosi messaggi subliminali, cioè informazioni che il cervello di una persona è capace di assimilare soltanto a livello inconscio: solitamente, una rapida sequenza di immagini normalmente non percepite visivamente.

Tecniche che originariamente erano utilizzate in particolare negli spot pubblicitari, ma che adesso trovano spazio soprattutto nei notiziari e nei bollettini informativi. E così diventa molto spesso ineludibile afferrare il telecomando e spegnere direttamente l’apparecchio televisivo, preferendo opportunamente altri tipi di attività, decisamente più stimolanti a livello cerebrale, per evitare di finire nel labirinto inestricabile di quelle “schizo-masse” descritte da Deleuze.

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