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Lavoratore!!! produci per 4.300 euro e te ne restano solo 700!!!

Da leggere

di SILVANO CAMPAGNOLO Per avere 1.600 euro netti al mese, tu lavoratore dipendente (privato) "costi" al datore di lavoro circa 4.300 euro al mese. Quindi tu elettore e lavoratore, ogni mese produci almeno 4.300 euro, di cui 1.600 ti vengono dati, mentre gli altri 2.700 il tuo datore di lavoro è obbligato a versarli allo Stato. Poi, dei 1.600 che ti rimangono in tasca (supponendo che tu li spenda tutti per vivere e non accantoni nulla), il 22% va allo Stato sotto forma di IVA, circa 350 euro, altri 150/200 euro vanno allo Stato sotto forma di accise sui carburanti, altri 200/250 euro vanno allo Stato sotto forma di imposte "doppie" e "occulte" su acqua, gas ed energia elettrica, altri 50 euro vanno allo Stato sotto forma di TARI, TASI e IMU varie, altri 50 euro vanno allo Stato sotto forma di bolli auto e tasse su assicurazione obbligatoria; in totale, dei tuoi 1.600 euro altri 900 euro vanno allo Stato per mezzo delle varie imposte, tasse e balzelli vari che giornalmente pagh
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3 COMMENTS

  1. Quest’articolo lo metto in archivio, è la risposta perfetta per certi credenti ottusi e narcotizzati!!!
    È perfetto.

    Ieri mi ha fermato una pattuglia stradale di parassiti statali, ero col camion, tre verbali per circa 350 €, come al solito ho iniziato a dialogare e contrattare con buon garbo e devo dire che in quanto a dialoghi erano tutto sommato civili.
    Ho chiesto che non facessero i verbali e gli ho fatto notare che lo stipendio gli arriva lo stesso, che glie lo pago io e che quando lo stato fallirà loro avranno il privilegio di essere gli ultimi tra gli statali a perdere lo stipendio (per via della pistola).
    Hanno sorriso, era un sorriso doppio, esprimeva da una parte la soddisfazione derivante dalla loro posizione privilegiata ma dall’altra era un sorriso amaro derivante dalla consapevolezza profonda che stiamo sprofondando nell’abisso.
    In ogni caso mi hanno assicurato che mi hanno verbalizzato il meno possibile dicendomi, testuali parole, “non siamo qui per fare bottino”.
    Non avevo mai sentito quell’espressione da uno di loro, e mi sono persuaso che si tratti di un gergo abituale interno. È l’ovvio che emerge candido come dalla bocca di un bambino.
    Sta di fatto che ho proseguito il dialogo illustrando indicatori attendibili tipo capannoni in vendita, aziende che chiudono, altre che scappano, crollo del prezzo delle case, aumento del debito ecc. ecc. , ad un certo punto uno di loro ha ammesso “prima o poi scoppia una rivoluzione, non c’è dubbio”.
    Dopo essermene andato con i loro verbali ho iniziato a pensare a quell’ultima frase, detta non in modo allarmato ma come se fosse giusto così, ho apprezzato la confidenza ed il tono sincero e mi è venuto in mente che avrei potuto chiedere se loro dall’interno avessero già indicazioni precise in merito dai loro superiori, come se si aspettassero già come inevitabile uno scenario del genere. Ma questo pensiero mi è venuto quando ero già andato via, in quel momento ho solo aggiunto che la rivoluzione sarebbe stata fiscale e non violenta e che non dovevano preoccuparsi.

  2. Sono numeri da ribellione istantanea.
    Ma ormai la gente che produce ha il cervello all’ammasso, terrorizzata dallo stato ladro e dall’incertezza per il futuro.
    In ogni caso, tutto ben meritato.

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