L’IGNORANZA È LA FORZA (POLITICA) DEI 5 STELLE

di MATTEO CORSINI

Christine Lagarde, che è stata indicata per la successione a Mario Draghi alla presidenza della BCE, ha tenuto l’audizione di rito al Parlamento europeo, durante la quale c’è stato questo intervento da parte dell’europarlamentare del M5S Piernicola Pedicini: “La riforma dei Trattati europei non è più rinviabile. Per il bene dei cittadini, e per rilanciare l’economia europea, chiediamo tre grandi riforme attese da anni”. Partenza classica, direi.

  • “In primis, la Bce deve assumere un ruolo centrale nella stabilità macroeconomica agendo come prestatore di ultima istanza”.

Detto in termini pratici: la BCE deve stampare senza limiti ogni volta che i rendimenti di mercato dei titoli emessi da qualche Stato tendono a disallinearsi al rialzo rispetto agli altri. Tranquilli, è un caso generale, non riferito all’Italia.

  • “Inoltre, chiediamo che nel suo Statuto la lotta alla disoccupazione venga inserita fra gli obiettivi e preceda fra le priorità la stabilità dei prezzi”.

Se si pensa che sia la politica monetaria espansiva a ridurre la disoccupazione, si deve anche spiegare che ciò può avvenire, peraltro non in modo duraturo, solo mediante un abbassamento dei salari in termini reali. Come da manuale keynesiano.

  • “Infine si deve porre un limite alla dimensione delle banche grazie a una separazione netta tra quelle commerciali e quelle di investimento”.

Questo è un mantra spesso ripetuto dai ragazzi del M5S, pur essendo prevalenti le banche commerciali su quelle di investimento a livello europeo. In Italia tale invocazione è ancora più ridicola. Non contento, Pedicini ha così proseguito.

  • “L’attuale Presidente della Commissione Juncker ha ammesso pochi mesi fa di aver dato troppo ascolto al FMI nell’attuazione delle politiche di austerità che hanno messo in ginocchio l’economia della Grecia e i suoi cittadini. Sarebbe importante fare mea culpa rispetto alle politiche di austerità e alla vicenda greca. Ancora oggi, nonostante sia chiaro a tutti che le crisi economiche del 2008 e del 2011 siano nate da una assenza di regolamentazione dei mercati finanziari, i cosiddetti ‘economisti da salotto’ continuano a sostenere l’idea che i mercati si autoregolino da soli e che le sue disfunzioni, come une lenta crescita, siano dovute ad una eccessiva ingerenza dei governi e non dell’assenza di regole”..

Come no: assenza di regole. Ma le decine di migliaia di pagine di norme che regolano fin nei minimi dettagli la maggior parte delle attività (e la totalità di quelle finanziarie) sarebbero l’equivalente dell’assenza di regole? In tal caso la neolingua orwelliana era roba da ridere. Certo, però, che se questo il livello, l’ignoranza è davvero forza (politica)…

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