L’ITALIA? ANDREBBE RIFONDATA IN UNA FEDERAZIONE DI STATI

di FABRIZIO DAL COL

stato-federale-economiaIl governo Renzi è agli sgoccioli e potrebbe già dire di aver chiuso la sua inutile e dannosa esperienza. L’ex sindaco fiorentino lo ha percepito, ma siccome sta meditando di evitare la fine che fece il suo alleato ed ex premier Berlusconi, ora vuole far approvare la legge elettorale e andare al voto anticipato, in quanto convito di essere eletto e avere anche la legittimità popolare. E’ la tesi di quasi tutti i giornali, ma io personalmente non la penso così, anzi sono certo che Renzi si inventi volutamente gli scontri quotidiani e utilizzi i media come fossero il suo megafono solo per far dimenticare agli italiani tutto ciò che aveva promesso, ma soprattutto per avere il pretesto buono per le dimissioni.

Di più, nutro perfino il sospetto che tutto ciò faccia parte del patto del Nazareno e che possa essere proprio Renzi il futuro salvacondotto di Berlusconi. Fantapolitica? Potrebbe anche essere, ma dato che i due primari attori della vicenda sono proprio Berlusconi e Renzi, per ragion di Stato, a tutti e due oggi converrebbe stracciare in via bonaria quel Patto, e guarda caso Renzi ha già iniziato a distruggere il primo “foglio”. Ecco allora che mi vien da pensare che non sia proprio fantapolitica, e che in barba a tutti Renzi e Berlusconi avessero già deciso tutto fin dal primo giorno.

Ma vediamo quale potrebbe essere il motivo:  oggi, sul “mercato” della politica, ci sono solo tre leader che sognano di ottenere il 50 + 1 % dei consensi; Berlusconi, Renzi e Grillo. Tutti e tre sanno bene che questo modello di Italia è finito, Grillo lo dice da sempre, e vorrebbe anche tutta gente nuova; Renzi  lo va dicendo da un pezzo, ma ha i marpioni della minoranza Pd alle spalle che condizionano le sue scelte; e anche Berlusconi se ne è fatto più convinto di recente. Sullo sfondo dello scacchiere politico c’è la legge elettorale, che come già sappiamo, potrebbe subire sostanziali cambiamenti in vista del voto anticipato. Cambiare veramente l’Italia  sarebbe comunque l’ obbiettivo dei tre sopra citati contendenti, solo che ognuno di loro vede la futura Italia a suo modo: Berlusconi la vorrebbe come una Repubblica  Presidenziale, Renzi la vede come a un Paese ancora più centralista di quello che conosciamo oggi, e prova ne siano i vari provvedimenti  messi in campo per sottrarre le sovranità amministrative oggi in carico agli enti locali. Grillo, invece, non ha ancora fatto sapere quale dovrebbe essere la sua proposta.

Detto ciò, se Renzi e Berlusconi sono costretti a coalizzarsi nel “partito della Nazione” per vincere le elezioni, Grillo può invece fare la sua corsa solitaria, in quanto per gli italiani diverrebbe l’unica alternativa. Con la nuova legge elettorale, i partiti con il consenso sotto l’8% non potrebbero sopravvivere, ed ecco perché c’è Salvini che sgomita e corre per mettere la sua Lega sopra il 10 %. Renzi sostiene che i  suoi provvedimenti sono di sinistra, mentre invece ancora non capisce che lo scontro ideologico destra – sinistra non esiste più, perché fortunatamente non esistono più  la destra e la sinistra. Lo scontro oggi è tra chi vuol cambiare tutto, Grillo, e chi invece vorrebbe cambiare l’Italia con il manuale ‘Cencelli’, Berlusconi e Renzi, solo che il primo non ha bisogno di alleati, mentre i due hanno in mente un disegno diverso: Renzi vuole cambiare tutto a parole, infatti conferma tutti i poteri istituzionali così come sono, anzi, li vuole rinforzare per mantenere intatto lo stato unitario italiano, che per logica conseguenza manterrebbe  intatto anche tutto l’apparato che produce il consenso. Berlusconi invece vuole imporre il nuovo capo di Stato, in quanto gli diverrebbe più facile conseguire l’obbiettivo di una nuova Repubblica Presidenziale.

Concludendo, gli italiani si stanno stancando di questi giochetti, sanno già quali dovrebbero essere le priorità del Paese, e non è detto che ad un eventuale voto anticipato questa volta diano il consenso al più forte, anzi, potrebbero si decidere per un voto di massa, ma solo verso chi può garantire di cambiare tutto.

Insomma, se cambiamento totale deve essere, non esiste alternativa ad un modello che sia modernista: la federazione di stati.

 

 

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