di MATTEO CORSINI Il ministro Saccomanni non è solito tacere: “Nella manovrina abbiamo già messo in vendita immobili del demanio per 500 milioni di euro… ci tengo a sottolineare che questa cosa l’abbiamo fatta, è un importo piccolo ma è qualcosa che rompe il ghiaccio”. Negli ultimi giorni il governo ha “convinto” le Poste a mettere 75 milioni di euro nell’ennesimo tentativo di salvare Alitalia, che neppure dopo i 5 miliardi che i contribuenti hanno speso nel 2008 (non fa bene alla salute pensare a quanto ci è costata la “compagnia di bandiera” nel corso dei decenni), la scissione tra bad company e new company, ammortizzatori sociali faraonici per migliaia di dipendenti, situazione di monopolio su alcune tratte nazionali garantite dal governo, ha smesso di perdere soldi. Tanti soldi. L’amministratore delegato di Poste si è affrettato a dichiarare che quei 75 milioni verranno dalle disponibilità della società e non dal risparmio postale. La stessa cosa non la si può dire per la vendita di immobili…















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