Perché stiamo combattendo il transumanesimo sbagliato

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di GIACOMO ZAMAGNI

Il Paradosso della Natura Umana

Leggendo le sempre più frequenti e accalorate critiche al transumanesimo, emerge una dinamica che, pur partendo da timori comprensibili, finisce regolarmente per inciampare in una profonda contraddizione logica. Molti di questi articoli sostengono, in prima battuta, che il transumanesimo sia destinato a distruggere l’essere umano poiché ne altera e ne sostituisce le funzioni biologiche. Poche righe dopo, tuttavia, gli stessi autori affermano che l’umanità verrebbe distrutta proprio perché l’uomo “non è riducibile alle sue sole funzioni biologiche”.

Questa argomentazione si morde la coda e ci pone di fronte a un bivio concettuale ineludibile. Delle due, l’una. Se riteniamo che l’essere umano possieda una dignità intrinseca e sia definito principalmente dalle sue caratteristiche spirituali, mentali e intellettive, allora alterarne l’involucro biologico per espanderne le capacità non rappresenta affatto una distruzione. Al contrario, si tratterebbe di un’elevazione, uno strumento per liberare la vera natura ultima dell’uomo dai limiti della carne. Se invece decidiamo che l’uomo è tale esclusivamente in virtù del suo corpo biologico e dei suoi limiti organici, allora è ovvio che il transumanesimo crei qualcosa che umano non è. Ma sostenere entrambe le tesi contemporaneamente significa piegare la logica per assecondare una paura preconcetta.

Il Confine Sottile tra Cura e Potenziamento

Queste considerazioni, per quanto ammantate di nobile filosofia, nascondono spesso una certa dose di ipocrisia quotidiana. È altamente probabile che almeno alcuni dei firmatari di queste critiche, indossino degli occhiali da vista o delle lenti a contatto. Se dovessero sfortunatamente perdere un arto, non esiterebbero un istante a ricorrere a una protesi in fibra di carbonio o in titanio. Allo stesso modo, in caso di malattia, si sottoporrebbero senza remore a un intervento chirurgico per asportare o riparare un organo.

L’obiezione classica a questo punto è prevedibile: si dirà che occhiali, chirurgia e protesi sono strumenti che servono a “ripristinare” una capacità umana perduta o compromessa, riportandola al suo livello base, e non ad “amplificarla” oltre i limiti naturali. Eppure, la linea di demarcazione tra ripristino e amplificazione è molto più sfumata di quanto si voglia ammettere. La medicina moderna altera costantemente il nostro stato di natura, prolungando la nostra aspettativa di vita ben oltre i limiti per cui il nostro corpo si era evoluto. Accettiamo l’alterazione biologica quando ci fa comodo, ma la etichettiamo come abominio quando supera una soglia psicologica arbitraria.

L’Evoluzione dell’Interfaccia

Per comprendere davvero quanto siamo già immersi in una realtà post-biologica, basta osservare gli strumenti che questi stessi autori utilizzano per scrivere le loro invettive. Redigono i loro pezzi utilizzando personal computer, molto probabilmente aiutandosi con motori di ricerca, correttori ortografici e forse persino assistenti basati sull’intelligenza artificiale. In quel momento, seduti alle loro scrivanie, hanno letteralmente a portata di mano l’intero scibile umano.

Da un punto di vista strettamente tecnico, l’unica vera differenza tra l’uso di uno smartphone o di un PC e un ipotetico impianto cerebrale transumanista risiede nell’efficienza dell’interfaccia utente. Oggi utilizziamo un’interfaccia inefficiente, manuale e visiva: i nostri occhi devono decodificare i pixel su uno schermo digitale, e i nostri pensieri devono essere tradotti in lenti movimenti delle dita su una tastiera o di un mouse. Un’interfaccia psichica, come un impianto neurale, eliminerebbe semplicemente questa frizione fisica, rendendo la comunicazione immediata. La funzione (accedere alla conoscenza ed elaborare dati) è esattamente la stessa; cambia esclusivamente la velocità di esecuzione e la latenza del mezzo. Agli occhi di un cacciatore-raccoglitore primitivo, l’opinionista moderno è già al cento per cento un transumano dotato di capacità amplificate inimmaginabili e, probabilmente, disumane.

Il Vero Nemico: Chi Controlla la Tecnologia?

Fare terrorismo psicologico sul transumanesimo in senso lato significa commettere il più antico e banale degli errori: criticare la tecnologia invece di interrogarsi sul suo utilizzatore. La tecnologia è, per sua natura, un amplificatore neutro di intenti umani. Concentrare il dibattito sulla presunta perdita di “purezza biologica” è una distrazione fatale che ci impedisce di guardare al vero campo di battaglia del nostro futuro imminente.

La vera guerra non si combatterà tra l’uomo naturale e il cyborg, ma tra modelli di sviluppo contrapposti. Da una parte ci sarà un transumanesimo open-source, decentralizzato e accessibile, capace di liberare l’individuo fornendogli gli strumenti per autodeterminarsi. Dall’altra, prenderà forma un transumanesimo di Stato o corporativo, un sistema chiuso e proprietario progettato per rendere l’utente dipendente, monitorato e, in ultima analisi, schiavo.

Invece di sprecare energie in crociate contro l’evoluzione tecnologica, dovremmo iniziare a concentrarci sul vero nemico: il monopolio del codice e il controllo statale o para-statale delle infrastrutture che definiranno l’essere umano di domani.

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