L’ORGOGLIO PACIFICO DELLA CATALOGNA E LA REPRESSIONE FASCISTA DI MADRID

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di GIANLUCA MARCHI

da Barcellona

Oggi il Parlament de Catalunya dibatte sul diritto dell’ex presidente della Generalitat, Carles Puidgemont, da pochi giorni rinchiuso in un carcere tedesco, ad essere investito quale nuovo presidente nonostante il suo impedimento. Junts per Catalunya, ERC e  la CUP hanno i voti per approvare (e lo faranno) tale risoluzione, che tuttavia non avrà un effetto tale da consentire l’elezione di Puigdemont nonostante la sua assenza fisica. Diciamo che si tratta di una ulteriore prova della guerra politica in corso fra Barcellona e Madrid, soprattutto dopo la recrudescenza che il governo Rajoy ha imposto alla situazione facendo riattivare il mandato d’arresto internazionale  contro l’ex presidente.

Tuttavia il fatto è che mentre gli indipendentisti catalani combattono questa guerra  con armi del tutto pacifiche e appellandosi al diritto internazionale, Madrid ha imbracciato da tempo quelle di una vera e propria repressione giudiziaria, al limite della dittatura militare. E lo può fare perché il sistema giudiziario è stato totalmente politicizzato e asservito al potere politico centrale e i corpi di polizia, come scrivono alcuni osservatori dei giornali meno vicini al potere madrileno, sono stati sottoposti a un processo di”giustizializzazione”. In pratica magistrati e polizia sono ormai sottoposti al volere di Rajoy e dei suoi alleati, che persistono come carri armati sula soluzione giudiziaria del problema catalano: vogliono arrivare a processare Puidgment e gli altri per sbatterli in galera per trent’anni (questa è la pena prevista per i reati contestati), e continuano a rifiutare qualsiasi soluzione politica.

In questo loro procedere militare, in pratica una dittatura moderna all’ennesima potenza, non poteva mancare l’arma della propaganda. E dunque da mesi Madrid insiste nel diffonde vere e proprie menzogne che, ripetute migliaia di volte, finiscono per assumere la veste della verità. E  i media italici, manco a dirlo, sono in prima fila nel diffondere le balle madrilene, anche se non sono i soli.

Una delle conseguenze  sulla quale più si è insistito in questi mesi è la presunta sofferenza dell’economia catalana. Ha fatto il giro del mondo la dichiarazione del governo di qualche mese fa in cui si affermava che che nel quarto trimestre del 2017 il pil della Catalogna sarebbe crollato come conseguenza della causa indipendentista. Ebbene, nei giorni scorsi sono arrivati i dati ufficiali: negli ultimi tre mesi dell’anno scorso il pil della Spagna è cresciuto dello 0,7 per cento, e quello della Catalogna è salito dello 0,8 per cento. Dunque nessun precipizio e anche gli andamenti annuali sono in linea con la Catalogna davanti alla media spagnola. La cosiddetta fuga delle imprese dalla Catalogna è stato solo un giochetto: alcune centinaia di aziende, quelle più sensibili al potere madrileno, come pressione psicologica sui cittadini catalani durante il periodo della battaglia per la celebrazione del referendum del 1 Ottobre 2017, hanno trasferito la sede legale fuori dalla Catalogna, ma spesso si è trattato di un indirizzo verso qualche studio di commercialista. e non si ha traccia di posti di lavoro cancellati a seguito di tali decisioni,

Nel quadro economico uno dei punti su cui più ha insistito la propaganda madrilena è la debacle del turismo catalano, uno dei punti di forza di Barcellona e della sua regione.  Ebbene, ieri sono stati diffusi i dati degli albergatori circa l’indice di occupazione delle camere per quella in corso che è la settimana santa: tale indice in Catalogna è dell’80% che sale all’85% se ci si restringe alla provincia di Barcellona. Dati che sono del tutto in linea con quelli del 2017, quando la questione indipendentista ancora non era esplosa davanti al mondo intero. E non si ha notizia di  una pioggia di cancellazioni dell’ultima ora a seguito degli ultimi fatti.

La propaganda, come detto, va di pari passo con la repressione, come è nel più classico dei regimi fascisti, e Rajoy e il Partito Popular sono ancora parecchio attraversati da questa vena franchista, che la questione della Catalogna ha fatto venire a galla in tutta la sua potenza. Non bisogna infatti dimenticare che la guerra politica contro Barcellona è stata scatenata volutamente da Rajoy quando, nel 2010, ha impugnato davanti al Tribunal Cstitutional, il nuovo statuto catalano che invece era già stato approvato dal Parlamento di Madrid. Statuto che riconosceva alla Catalogna lo stesso grado di autonomia concesso ai Paesi Bachi e all’Aragona. Da lì è cominciato il lungo cammino dei catalani fino alla situazione odierna.

Si diceva della repressione. Cosa vuole essere, se non repressione, l’insistenza a mantenere in carcere a Madrid i politici arrestati nell’autunno 2017, prima e dopo lo svolgimento del referendum sull’indipendenza, a cominciare dall’allora vicepresidente della Generalitat, Oriol Junqueras? Non vengono nemmeno trasferiti nelle carceri catalane e si costringono le mogli e i bambini a fare un viaggio di 1200 km per poter vedere i loro cari per 40 minuti, separati da una lastra di vetro, una volta a settimana. Nemmeno un gesto umanitario come questo viene concesso  al “nemico catalano”. Queste persone si avviano ormai ai 6 mesi di galera preventiva e sono trattatie come i peggiori criminali per essere avversari politici del potere di Madrid, avversari che non hanno mai impugnato un’arma o compiuto un gesto di violenza, a differenza delle forze di polizia inviate da Rajoy in Catalogna.

Al presidio umanitario permanente che i comitati di difesa della Repubblica catalana hanno allestito in Plaza de Catalunya è un flusso continuo di gente comune che versa il proprio contributo a favore delle famiglie dei carcerati, che in pratica non hanno più alcun reddito per andare avanti. Sono molti anche i non indipendentisti, sconcertati e arrabbiati per il grado di cattiveria della repressione madrilena: gente pacifica, gente che non ha mai votato per l’indipendenza e per i partiti che la sostengono, nei quali si risveglia l’orgoglio catalano e che a questo punto si stanno convincendo come per la Catalogna sia ormai necessario andarsene dalla Spagna per non essere sottomessa, visto che Rajoy e i suoi hanno deciso di usare solo la repressione. Ecco a cosa sta portando la strategia di Madrid e anche diversi commentatori dei giornali catalani scrivono che se si andasse presto a elezioni, la maggioranza indipendentista è destinata a crescere e di molto.

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