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L’ultima idea di boccia: fare spesa pubblica senza conteggiarla nei bilanci

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di MATTEO CORSINI

Non appena si inizia a parlare di manovra di bilancio, spuntano le richieste da parte degli esponenti della maggioranza, soprattutto se appartenenti alle minoranze interne. Considerando che questa manovra sarà pre-elettorale, immagino un crescendo di richieste nei giorni e mesi a venire.

Francesco Boccia, PD della sottotribù che vende come capo Michele Emiliano, rilancia, tra le altre cose, gli investimenti pubblici da non conteggiare nei vincoli di bilancio: “Dobbiamo insistere con Bruxelles per avere investimenti pubblici aggiuntivi fuori dei vincoli di bilancio Ue. Ci vogliono 100 miliardi di investimenti strategici in 4 anni. Se si fa questo, si può agganciare la media attuale della crescita dell’eurozona al 2%”.

Come sempre, l’idea sottostante consiste nel credere che sia la realtà a doversi conformare alla rappresentazione contabile, e non il contrario. La spesa pubblica, ancorché la si classifichi come investimento, può esser finanziata solo mediante entrate fiscali o aumento dell’indebitamento, ossia tasse future.

La richiesta di non considerare una certa voce di spesa nel calcolo del deficit di bilancio presuppone, evidentemente, che la si intenda finanziare senza fare ricorso a maggiori entrate fiscali immediate. Ma se il finanziamento non arriva da tasse, deve arrivare dall’emissione di titoli di debito.

Anche se non si considera la spesa nel calcolo del deficit, il debito aumenta comunque. Quindi il rapporto tra deficit e Pil, grazie a una falsa rappresentazione contabile della realtà (per quanto concordata politicamente) è mantenuto artificialmente basso, ma il rapporto tra debito e Pil aumenta comunque.

Boccia ipotizza 100 miliardi in 4 anni, ossia 25 miliardi all’anno, pari a circa 1.5 punti di Pil. E sostiene che, così facendo, la crescita del Pil potrebbe arrivare al 2%, implicitamente ipotizzando che la crescita nei prossimi anni non supererà lo 0.5% circa, al netto degli investimenti auspicati. Cerchino di chiarirsi al loro interno, dato che nelle previsioni governative la crescita reale è prevista sempre superiore all’1% con orizzonte 2020, anche senza la panacea prospettata da Boccia.

Credo che siano tutti numeri in libertà, ma dubito che si tratti di una conseguenza dell’ondata di caldo estremo.

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5 COMMENTS

  1. sarebbe il caso che inviaste a Boccia l’articolo che avete pubblicato qualche giorno fa su John Law del prof..Bernardini… magari si renderebbe conto come è facile andare a sbattere a far programmi sulla carta…
    Le opere sono ricchezza!… si, anche il Mose avrebbe dovuto esserlo… per ora solo per chi si è intascato gratis soldi di tangenti!…e poi ci sono le società degli acquedotti di mezza Italia, tipo Acqualatina, che perdono nel percorso il sessanta per cento dall’acqua, tutti da risanare e intanto spendono soldi per studi ambientali per collocare fronte costa dissalatori che nessuno vuole… e poi ci sono in corso le ricostruzioni post terremoti che andranno a finire come quello de L’Aquila, dopo anni ancora in alto mare… invasi da fare, corsi d’acqua e litorali da mettere in sicurezza, e ora case abusive da abbattere, e migranti ricchezza futura da sistemare sotto un tetto… bastano 100 miliardi? e da dove saltano fuori? temo solo dalle nostre tasche…Law è morto e l’Europa non stampa soldi per noi…

    • Tutte considerazioni giuste – a parte l’ultima: l'”Europa” (nello specifico: Draghi/BCE) stampa soldi proprio per noi (e per greci, portoghesi % co.). Se non lo facesse, chi comprerebbe quella carta straccia che l’Italia continua a vendere come titoli di Stato? E dove sarebbe il cosiddetto “spread”? Se l’Italia sta ancora (per il momento) in piedi lo deve al giochetto del poliziotto buono (Draghi) e quello cattivo (Commissione), dove tutti (a Francoforte/Bruxelles) impongono misure di rigore, poi fanno finta di credere alla balle di Padoan e alla fine chiudono tutti gli occhi che hanno. Come sempre…

  2. Boccia non sa quel che dice e quel che pensa.
    Io proverei con una riduzione fiscale pari a 100 miliardi all’anno, invece.
    Con pari riduzione di spesa pubblica.

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