di GIORGIO BIANCO Non esistono e non sono mai esistite popolazioni autoctone: neppure in America. Per questo, fatta salva la condanna morale delle atrocità commesse dai coloni nei confronti degli indiani (ma, spesso e volentieri, questi non furono da meno: Luraghi riporta alcuni dettagli raccapriccianti che testimoniano la ferocia e il sadismo che contraddistinguevano in particolar modo gli Apache), appare legittima l’immigrazione dall’Europa di masse che vedevano nella “frontiera” la prospettiva di un avvenire, da conquistare anche a costo di combattere contro popolazioni indigene che, sebbene molto scarse numericamente, pretendevano il monopolio di quegli immensi territori: “Cosa – scrive Luraghi – che ai coloni sembrava una bestemmia, o quanto meno un assurdo: e in un certo senso lo era, perché la storia ha un vero horror vacui e gli spazi vuoti – o semivuoti – sono destinati a venir colmati: con le buone, se possibile; con la forza, se necessario. Specialmente quelli in cui vivono popolazioni non stabili e scarse di numero in rapporto all’immensità…















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