MACROREGIONE E 75% DELLE TASSE? ANNEGATI NEL DOROTEISMO MARONIANO

di GIANLUCA MARCHI

maroni expoDa qualche mese mi sto interrogando intorno a un dilemma: ma molti degli elettori che nel febbraio 2013 hanno contribuito ad elevare Roberto Maroni al soglio di governatore della Regione Lombardia si stanno per caso chiedendo dove siano finiti il progetto di Macroregione e la volontà di tenere sul territorio lombardo fino al 75% delle tasse versate dai cittadini di quest’area? Mi interrogo perché quelle furono le due parole d’ordine su cui l’ex ministro leghista basò la sua vincente campagna elettorale, due progetti che convinsero a tal punto tanta gente, e non solo di fede leghista, che furono subito issati a nuova frontiera di un certo mondo un tempo spacciatosi addirittura per secessionista. Insomma, siccome in oltre vent’anni non s’era ottenuto un fico secco in fatto di federalismo, di secessione, di devolution e via discorrendo, ecco che subito il nuovo eldorado dove andare a rifugiarsi era divenuta la futuribile Macroregione formata da Piemonte, Lombardia e Veneto (Regioni tutte a guida leghista, se anche il Pirellone fosse stato conquistato, come poi avvenne), con l’aggiunta del Friuli allora guidata dal forzista-pidiellino Tondo.

Bisogna riconoscere che il messaggio aveva una sua efficacia e il risultato elettorale ne fu una conferma. Qualcuno sotto sotto sospettava che quelli potessero essere solo specchietti per le allodole, convinto che Maroni sia essenzialmente un uomo di potere (abile, capace e tutto quel che volete), interessato a gestirlo punto, senza avere per le palle troppi progetti complicati se non addirittura velleitari.

Vero che i due progetti in questione – Macroregione e 75% delle tasse tenute in casa – vennero proposti come obiettivi da portare a compimento entro fine legislatura, vale a dire inizio 2018 -, ma già oltre un quarto del cammino è stato compiuto e non risulta pervenuto alcun risultato su quei fronti. In compenso siamo stati informati che alla fine del primo giro il Bobo leghista-pallido non intenderebbe ricandidarsi. E chi si è visto s’è visto…

Insomma, di quelle parole d’ordine non c’è traccia. Sul 75% delle tasse tenuto in Lombardia si è sentito dire, durante il governo Monti, che Maroni sarebbe Roberto Maroni ospite a  "Porta a Porta"andato a Roma a chiederlo (sic!), ma poi è calato il silenzio più silenzioso che si ricordi. Alla ipotetica Macroregione è andata anche peggio: da allora a oggi ha solo perso i possibili pezzi, a cominciare dal Friuli per arrivare più recentemente al Piemonte, entrambe passate al Pd. Si starà per caso lavorando a tali fulgidi traguardi nelle segrete stanze di Palazzo Lombardia? Difficile crederlo, con il governatore interessato quasi esclusivamente all’Expo.

Ribadisco: Maroni è un abile uomo di potere, tra l’altro mai sfiorato da schizzi giudiziari, interessato a gestire le importanti poltrone che una sorte  benigna gli ha riservato. Insomma, un democristiano di buona scuola tinteggiato di verde pallido. Anzi un vero doroteo (i dorotei, per chi non lo ricordi, erano l’essenza del potere della Balena Bianca), come tale abituato a consolidare il proprio “cerchio magico”. Ad esempio si racconta che, ai tempi in cui era ministro del Lavoro, Bossi andò su tutte le furie quando venne in possesso dell’elenco di alcune decine di persone piazzate in varie posizioni per decisione di Maroni: pare non vi fosse un solo leghista.

Questo per tratteggiare il personaggio: tutto legittimo, per l’amor di dio, ma niente a che fare con un progetto politico. E la storia s’è ripetuta alla Regione Lombardia, dove a beneficiare delle scelte del governatore è stato un “cerchio magico” quasi esclusivamente campano-calabrese.  Alla faccia della Macroregione Alpina o del Nord!

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