MENO TASSE PER… NESSUNO!

di MATTEO CORSINI

Essendo ormai divisi su tutto e in perenne competizione elettorale, Lega e M5S stanno ora stanno discutendo sul rilancio da parte leghista della flat tax. La quale, peraltro, non sarebbe neppure flat, ma in Italia questi sembrano essere dettagli insignificanti.

E allora ecco Carla Ruocco, presidente della Commissione Finanze della Camera ed esponente del M5S, richiamare alla necessità di non fare propaganda (sic!), proponendo un altro approccio all’alleggerimento della tassazione.

  • “Dico che bisognerebbe vedere le cose in modo articolato, a 360 gradi, perché se faccio la scelta di tagliare da una parte, inevitabilmente tolgo da un’altra parte. Alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie è una priorità assoluta, ma questo passa per tante scelte, non necessariamente per l’appiattimento dell’imposta. Per esempio, una possibilità che è contenuta nella mia proposta di legge è aumentare alcune spese che si possono portare in detrazione, come quelle legate ai beni usati. Abbinare una serie di scelte del consumatore a sgravi fiscali, magari aiutando una famiglia a comprare più cultura per i figli o beni sostenibili per l’ambiente. Ampliare il raggio della deducibilità fiscale, incentivando così l’economia”.

Quale è la differenza?, chiede l’intervistatore.

  • “Sono proposte più strutturate: significa vedere il fisco come una strategia, non come propaganda ovvero meno tasse per tutti”.

Dalle parole di Ruocco emerge la conferma dello statalismo assoluto che contraddistingue il M5S (in folta compagnia, peraltro). Lo Stato, cioè, deve usare il fisco per incentivare o disincentivare determinati consumi o comportamenti, con la pretesa di sostituire il giudizio del legislatore a quello del singolo individuo. Il che, tra l’altro, porta ad aggiungere complicazioni al già complicato sistema fiscale, frutto di stratificazioni di incentivi, deduzioni e detrazioni nel corso di decenni. Senza peraltro che la pressione fiscale scendesse mai realmente. Anzi.

Contrariamente a Ruocco, la via maestra sarebbe invece quella del “meno tasse per tutti”. Il problema è, ovviamente, che ciò è incompatibile con il mantenimento del perimetro attuale di intervento dello Stato. Il quale, peraltro, lungi dal ridursi aumenta a ogni cambio di governo.

Ogni promessa di riduzione delle tasse, per quanto parziale, non può essere strutturale, e quindi non può essere credibile, se lo Stato continua a spendere attorno alla metà del Pil ogni anno. Ridurre quella montagna di spesa sarebbe politicamente difficile anche se ce ne fosse la volontà. Se si aggiunge che la volontà neppure c’è, si può capire quale credibilità abbiano le promesse di riduzione delle tasse, anche nella versione “non per tutti”.

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