MODERNA TEORIA MONETARIA: PREVALGONO SEMPRE LE IDEE PEGGIORI

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di MATTEO CORSINI

Anche se ufficialmente non fa parte del mainstream, di fatto il contrasto alla pandemia è stato attuato sia da Trump, sia da Biden, con provvedimenti tipici della MMT. Una (non) teoria il cui successo conferma che spesso a prevalere sono le idee peggiori. Una delle paladine della MMT è Stephanie Kelton, la quale si propone di sfatare alcuni miti riguardanti il deficit pubblico. Partendo dal fatto che il deficit rappresenti un eccesso di spesa.

  • Dato che il deficit pubblico è per definizione, la differenza tra quanto lo Stato spende e quanto incassa con le tasse e altri pagamenti ricevuti, sembra ragionevole parlare di “eccesso di spesa” quando lo Stato spende più di quanto incassa. Ma non lo è.”

Proprio per via della “definizione” di deficit pubblico, è invece del tutto evidente che si tratti di un eccesso di spesa, ovviamente rispetto alle entrate. Secondo Kelton, invece:

  • Come sa ogni economista, l’inflazione – non il deficit – è il segnale di un’economia sotto pressione per un eccesso di spesa. Se i prezzi non accelerano, non c’è un problema di inflazione. E se non c’è un problema di inflazione, non c’è un problema di spesa. L’affermazione che i deficit sono un segno dell’eccesso di spesa è solo un mito che distorce il dibattito nazionale sul deficit.

Pur adottando la definizione mainstream di inflazione, il ragionamento di Kelton non regge. A maggior ragione considerando che i prezzi non sono determinati solo a livello domestico. Ma non solo per quello. I fautori della MMT, infatti, ritengono che in caso di aumento dell’inflazione lo Stato possa utilizzare la tassazione per raffreddare la spesa, quindi i prezzi. Quanto sia credibile un approccio del genere lo si può verificare dalla reazione tipica degli Stati in cui a forza di spendere e stampare denaro le cose sfuggono di mano. Solitamente quando i prezzi iniziano ad accelerare si fa semplicemente andare più forte la stampante monetaria, con conseguente spirale iperinflattiva. Il tutto per evitare o alleviare gli effetti di una recessione.

Per di più, il deficit non è ricchezza reale aggiunta, altrimenti basterebbe fare deficit per vivere tutti felici e contenti. Passaggio mai dimostrato dai fautori della MMT, né riscontrabile nel corso della storia, nonostante diversi tentativi, generalmente finiti disastrosamente.

Tuttavia, Kelton si dice convinta che siano gli altri a non capire e che questo lasci gli americani “più poveri di quanto potrebbe essere altrimenti.” Non so se sia al corrente che in Italia c’è un ministro che, allora vicepresidente del Consiglio, dichiarò nel 2018 che il suo governo aveva “abolito la povertà”. Suppongo ci sarebbe del feeling tra di loro.

Non a caso Kelton parla dell’ipotesi di fornire addirittura la garanzia di un lavoro pubblico a 15 milioni di persone a 15 dollari l’ora, oltre ad alcuni benefit, tra cui la copertura sanitaria. Roba da fare impallidire il reddito di cittadinanza. E pazienza se tutto questo avrebbe un costo stimato in 350 miliardi di dollari annui, che ovviamente andrebbero finanziati in deficit.

Secondo Kelton, ciòpotrebbe sembrare una spesa eccessiva nel contesto attuale”. Il tutto perché non ci sarebbero abbastanza risorse inutilizzate. Ma lei tende a minimizzare il problema. Questo lo affermava prima della pandemia. Adesso ne sarebbe a maggior ragione convinta. Perchéil bilancio dello Stato non è come quello di una famiglia”.

Come no: ma allora perché non essere più generosi? Perché non consentire a ognuno di esaudire tutti i propri desideri? In fin dei conti, perché preoccuparsi di quella cosa che gli economisti che non capiscono niente hanno studiato per secoli, ossia la scarsità delle risorse?

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