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Nessuna tassa è giusta, ma renzi non riesce a capirlo

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tasse5di MATTEO CORSINI

“Mi piace pensare che gli italiani al di là del governo stiano vedendo un Paese più solido più tranquillo e più giusto. Io lo giudico un fatto di giustizia non pagare le tasse sulla prima casa dopo che magari uno per trent’anni ha pagato un mutuo… Trovo giusto che non si paghino le tasse sulla prima casa, ma chi ha la seconda, la terza o quarta è guato che paghi le tasse”. Non so se gli italiani vedano il Paese come Renzi vorrebbe lo vedessero. Qualche dubbio ce l’ho, ma non è questo che mi interessa commentare dell’affermazione del presidente del Consiglio.

Renzi sostiene che non pagare le tasse sulla prima casa sia “un fatto di giustizia”. Sono d’accordo, anche se non importa nulla se uno abbia pagato la casa con un mutuo trentennale oppure no.

Il problema è che dietro alle affermazioni di Renzi, come spesso gli accade (a dire il vero come spesso accade a chi punta a mantenere o aumentare il proprio consenso elettorale), non c’è alcuna logica, alcun sistema coerente di valori etici. A rendere un fatto di giustizia il non pagare una tassa non è il fatto che la casa sia la prima o l’ennesima, né che si tratti di un monolocale o di un castello, bensì il rispetto del diritto di proprietà, l’applicazione del principio di non aggressione. Un concetto che vale non per una tassa specifica o una parte di essa, bensì per ogni forma di tassazione. L’idea di giustizia invocata da Renzi è invece del tutto priva di basi etiche solide, e in effetti con altrettanta arbitrarietà c’è chi sostiene che dovrebbe essere tassata tutta la proprietà immobiliare.

Renzi avrebbe potuto affermare, con argomenti ugualmente privi di senso, che è giusto esentare dal pagamento delle tasse le persone more, mentre andrebbero tassati i biondi. I castani, magari, potrebbero avere delle detrazioni.

Nessuna tassa è giusta. Chi afferma il contrario sostiene, anche non intenzionalmente, il diritto di un gruppo di persone (i consumatori di tasse) a ridurre in schiavitù un altro gruppo di persone (i pagatori di tasse).  Queste sono le basi da cui partire quando si parla di tasse, non il fatto che uno abbia comprato casa con o senza mutuo.

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5 COMMENTS

  1. Semplificando il discorso al massimo, si può dire che l’origine “storica” e “logica” delle tasse deriva da due fenomeni completamente diversi.
    1) Il primo è l’imposizione di un prelievo a danno delle proprietà e delle attività, basato – il prelievo – semplicemente sulla forza, in cambio di nulla, ma mascherato come se fosse in cambio di servizi di protezione, di gestione, di rappresentanza, di concessioni ecc. In questo caso la “tassa” è una vera e propria tangente che qualcuno, grazie alla forza di cui dispone, afferma di avere il diritto di riscuotere. Le migliaia di leggi che ci si costruiscono sopra per arrivare ai complicati, astrusi ma a loro modo raffinati ordinamenti giuridici degli Stati odierni non mutano la sostanza della “tassa” come tangente.
    2) Il secondo riguarda invece la tassa come “quota” pro-capite dovuta per partecipare alle spese comuni. In sostanza un impegno/obbligo di spesa per pagare servizi comuni irrinunciabili e di cui gli individui usufruiscono.

    Si può fare l’esempio di un condominio (prescindendo qui dai pesanti vincoli che lo Stato pone ai condomini e facendo l’ipotesi che i proprietari siano davvero liberi): i condomini, proprietari dei singoli appartamenti, sono del tutto liberi di gestire come vogliono la propria proprietà individuale (salvo evitare danni alle proprietà altrui), mentre per le parti comuni viene stabilita, con criteri oggettivi (per quanto passibili di errori), una tabella millesimale in base alla quale si è tenuti a partecipare alle spese. L’amministratore del condominio, nominato dai condomini e revocabile, deve procedere sulla base delle delibere dell’assemblea dei condomini, la quale decide anche il compenso dello stesso amministratore.
    In questa situazione non ci sarebbero “tasse”, ma solo spese da pagare in base alla propria condizione oggettiva di comproprietario; e spese deliberate in comune dall’assemblea.

    Proseguendo l’esempio, si potrebbe dire che lo Stato è come un condominio impazzito, in cui l’amministratore gestisce il condominio non sulla base di criteri oggettivi e rendicontati ma sulla base della sua personale politica: decide chi deve pagare, quanto deve pagare, per che cosa deve pagare, senza tener conto di nessuna tabella millesimale oggettiva, anzi mutando continuamente i criteri con i quali si giustifica il prelievo fiscale. Inoltre l’amministratore-Stato non si limita a gestire le parti comuni, ma si ingerisce pesantemente anche all’interno delle singole abitazioni e nella vita dei singoli condomini, decidendo che cosa devono fare e a che prezzo e condizione.
    Il rimborso spese si trasforma così in un prelievo forzoso e il condominio in una specie di proprietà dell’amministratore. I condomini, da singoli proprietari, diventano sudditi.
    Presto si arriva a condizioni e conseguenze di ingiustizia le più varie, come ad esempio le seguenti:
    a) Alcuni condomini vengono esentati dal pagare le spese perché collaboratori dell’amministratore, il quale concede loro dei benefici a spese degli altri.
    b) Alcuni condomini, ritenuti a torto o a ragione meno ricchi o più poveri degli altri, vengono esentati dal pagare le spese a titolo di assistenza (Stato sociale). Mentre a quelli ritenuti più ricchi si moltiplicano le spese da pagare e li si obbliga a pagare anche per tutti gli esentati.
    c) L’amministratore decide sul proprio compenso e sul proprio rimborso spese.

    Via via proseguendo, questo condominio diventerà presto uno Stato, cioè un territorio dove i cittadini non hanno più sovranità perché questa è stata usurpata da chi governa, e chi governa fa loro pagare le spese secondo il proprio modo di vedere e il proprio interesse. Il pagamento di queste spese (tutto compreso, sprechi e ruberie inclusi), allora, si potrà dire “pagare le tasse”.

  2. Non è vero che nessuna tassa è giusta, lo sono come sono strutturate in Italia. Mi spiego le tasse esistono perché esiste lo Stato. Lo Stato esiste per un accordo tra cittadini al fine di far gestire ad alcune persone scelte dalla popolazione delle funzioni non gestibili privatamente o individualmente come la difesa, la giustizia, gli esteri. In tal caso i cittadini decidono se e quanto spendere per pagare chi rinuncia ad avere un lavoro (contadino, mercante, ecc) ed un mezzo di sostentamento per soddisfare i bisogni della collettività.
    Se come nei tempi attuali e particolarmente in Italia abbiamo Stati con governo non eletti e non votati (ma basta anche l’abbandono del proporzionale puro per cadere in questa situazione), con i cittadini senza alcuna voce per decidere quali tasse e di quale importo (in Svizzera è possibile il referendum abrogativo anche sulle tasse), per decidere come si deve spendere, se lo Stato si occupa di tutto e di tutt’altro rispetto alle sue funzioni primarie (difesa, giustizia ed esteri in Italia sono semplicemente ridicoli) allora possiamo tranquillamente affermare che non siamo più in presenza di uno Stato emanazione della volontà popolare e suo rappresentanza ma bensì di un organismo di interesse privato imposto o come nel caso della Padania, di un organismo straniero imposto.
    ne segue che in questo caso, non essendosi rotta la causa che permette la tassazione i cittadini sono liberi di non versare alcunché ed anzi di imporsi un nuovo governo frutto dell’accordo tra le parti e che risponda delle sue azioni a chi lo ha eletto.

    • Sinceramente, io non ho firmato alcun accordo con nessuno ed ho dubbi serissimi, anzi sono certo, che non esiste alcun servizio che il mercato non possa offrire, se necessario e richiesto. Viceversa, sappia che le conseguenze di un ragionamento eccepibile sono l’attuale ITALIA!

      • Anche io non ho firmato nessun accordo. Il paese che più ammiro, la Svizzera, è nato dalla decisione comune di boscaioli e montanari, probabilmente analfabeti, che si sono riuniti in piazza ed hanno deciso di far nascere la Confederazione (all’inizio partita con tre cantoni). Nulla di deciso da pochi, in stanze chiuse, nulla di imposto o calato dall’alto come l’Unione Europea in cui tra l’altro l’Italia (e di conseguenza la sua colonia padana) non ha neppure avuto un voto, un referendum come in altri paesi. Nulla di imposto dall’alto come il Regno d’Italia, voluto dalla massoneria, da un pugno di persone e con plebisciti (quando ci sono stati) falsi. Nulla di imposto come la Repubblica italiana, nata con un referendum in cui aveva vinto la monarchia (ma le schede nulle o bianche sono state attribuite, chissà perché, alla Repubblica).
        Ma la questione è che quando (non se ) un domani nascerà la Confederazione Padana (o come si chiamerà) e questa chiederà tasse per le sue attività non gestibili da privati (difesa, giustizia, esteri) o individualmente allora sarà giusto pagarle purché:
        – sia il cittadino a decidere l’importo delle tasse
        – sia il cittadino a decidere se fare o meno quella spesa pubblica
        – sia il cittadino a poter abrogare una tassa
        – sia il cittadino direttamente e non per delega a decidere chi debba andare in Parlamento e quale governo ci debba essere
        – sia il cittadino a poter in qualunque momento abolire una legge, a decidere su un trattato, una adesione, a poter mandare a casa un governo o un parlamentare che non rispetta la volontà popolare.

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