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Non esistono formule magiche per diminuire il debito pubblico

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debitodi MATTEO CORSINI

Sono in tanti gli economisti che, negli ultimi anni, hanno cercato soluzioni per ridurre il debito pubblico evitando ristrutturazioni dolorose e “disordinate”. Lucrezia Reichlin, coordinando un gruppo di economisti di diversi orientamenti, propone di “instaurare un meccanismo che renda possibile la ristrutturazione del debito pubblico in Paesi non solvibili. E per evitare che ciò sia destabilizzante proponiamo che preventivamente sia concluso un patto per abbattere subito una parte del debito ereditato dalla crisi con un sistema che, a differenza degli eurobond, non implica garanzie comuni ma utilizza risorse quasi esclusivamente nazionali”.

In sostanza, si eviterebbe la destabilizzazione tipica di un default, ma non vi sarebbero forme di mutualizzazione del debito tra Stati dell’unione monetaria. In pratica, si prospetta la possibilità di avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Secondo Reichlin: “Quando un Paese diventa a rischio si adotta una serie di misure preventive, ma oltre un certo limite scatta la ristrutturazione secondo regole certe e conosciute ex-ante. Per evitare che il meccanismo, con molti Paesi ad alto debito, provochi attacchi speculativi, prima di arrivare a questa riforma si deve negoziare il patto per abbattere una parte del debito così da far tornare tutti a livelli tra il 90 e il 95%. Andrebbe creato un fondo di stabilità che compri una parte del debito di ogni Stato e finanzi gli acquisti e i costi per gli interessi con titoli di nuova natura garantiti dalle entrate fiscali future dei Paesi”.

Non intendo entrare nel merito della fissazione del livello al 90-95%, limitandomi a sottolineare che nel caso dell’Italia, per arrivarci sarebbe necessaria una riduzione del debito compresa tra 600 e 700 miliardi. Non spiccioli. In sostanza il fondo di stabilità dovrebbe comprare le eccedenze dai singoli Stati, finanziandosi emettendo obbligazioni garantite dalle future entrate fiscali degli Stati stessi.

Secondo Reichlin questa non sarebbe una mutualizzazione: “Non sono eurobond perché le risorse a garanzia sono nazionali e non c’è mutualizzazione. Il fondo permette di scambiare debiti oggi non sicuri con debiti sicuri. Il meccanismo di ristrutturazione poi garantisce quella disciplina cara ai tedeschi che oggi non c’è”.

Considerando che ogni debito pubblico è, in ultima analisi, finanziato con le entrate fiscali presenti e future dello Stato emittente, l’unico modo per rendere il debito in capo al fondo di stabilità meno oneroso (perché ritenuto meno rischioso) rispetto alla media ponderata di quelli dei singoli Stati consiste nel mutualizzare le garanzie sulle entrate fiscali. Formalmente non saranno eurobond, ma nella sostanza non mi pare vi siano grandi differenze.

Ciò detto, per rimanere al caso dell’Italia, se il fondo dovesse comprare 600-700 miliardi di debito italiano finanziandosi per l’equivalente con garanzia derivante da entrate fiscali future, di fatto una parte di gettito fiscale dell’Italia dovrebbe essere prioritariamente destinata al servizio del debito emesso dal fondo. Il che, nella sostanza, renderebbe il restante debito pubblico italiano (presente e futuro) subordinato rispetto a quello emesso dal fondo, con annesso aumento del costo.  In definitiva, non esistono formule magiche per ridurre il debito.

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8 COMMENTS

  1. Dopo le sparate della nonnetta del Fmi, Christine Lagarde, ecco che arriva un’altra ‘solona’ dell’economia, Lucrezia Reichlin, a proporci il “gioco delle tre carte” per mascherare ciò che alla ragione appare più che evidente: i debiti vanno pagati da chi li ha contratti.
    Le proposte di quest’ultima fanno pandant con quel burlone che consigliava di mettere assieme in un cassetto le banconote “femmina” con quelle “maschio” ed aspettare che si riproducano…
    Scherzi a parte, i biscazzieri de ‘noiantri’, di destra o sinistra che siano, vanno in giro a firmare ~ purtroppo a nome di tutti noi ~ dei trattati che non leggono e che, se li leggono, non capiscono.
    Ai nostri politici ‘firmaioli’ e all’ultima arrivata Reichlin ricordo che il Fiscal Compact (o “patto di bilancio”), firmato a nostra insaputa il 2 marzo del 2012, stabilisce che i Paesi che stanno sforando i parametri del trattato di Maastricht (un altro!), devono rispettare il *pareggio di bilancio* e annullare in 20 anni la parte del debito pubblico che eccede il 60% del Pil.
    A conti fatti, per quanto riguarda l’italietta delle cicale, si devono mettere da parte 58 miliardi di euro ogni anno, per far rientrare il debito pubblico nei limiti sottoscritti. Così è, e non ci sono astrusi artifizi monetari che ci possano far derogare da quanto pattuito. Punto.
    Se poi facciamo come nel film di Fantozzi, “Pappa e ciccia”, laddove una voce dall’accento tedesco lo apostrofava dicendo: “Voi Italiani essere tutti eguali, dire cosa e fare altra”, allora possiamo anche fregarcene e seguire i dettami della Reichlin o di chiunque altro ciarlatano.
    Tanto, peggio di così…

  2. Mi faro’ tanti nemici (piu’ onore diceva Benito) ma c’e’ la soluzione ed e’ proprio dietro l’angolo:
    DIMINUIRE LA PAGA AI DIPENDENTI PUBBLICI: DEI SERVIZI.
    Via in assoluto le paghe d’oro di cui poi le pensioni. Dei in terra non ce ne sono.

    Quanto e’ la spesa dei dipendenti statali e para..??
    Pagandoli congruamente perche’ devono mangna’ pure loro e far funzionare lo stato e il para stato, quindi basta pagarli meta’ da subito.
    Non servono formule ma VOLONTA’..!
    Volete morire di fame..?? Bene, tenete questo debito… questo magna magna…
    Volete vivere sebben con un bel tiro di cinghia..?
    Questa e’ l’unica ed univoca soluzione: DIMINUIRE LA PAGA.
    Se non ce n’e’ non ce n’e’ per loro in primis.
    I privati pagano da sempre per mantenere il sistema che ha esagerato nel MAGNARE..!
    La soluzione non piace..?
    La verita’ e’ nei fatti, impariamo a leggerli per non soccombere, non per avere ragione,
    ma solo per non soccombere.
    Amen.

  3. In realtà esistono soluzioni per ridurre il debito pubblico, si chiama default e ce ne sono stati parecchi nella storia.
    Il punto di partenza è di evitare che si riformi nuovamente debito pubblico per gli sprechi, le inefficienze, gli errori e le ruberie di chi amministra il pubblico. Quindi l’obbligo di bilancio in pareggio, il divieto di fare debiti se non per investimenti (es. autostrade) sono necessari. A quel punto si può fare il default, totale nel caso dell’Italia. Il default totale abbasserebbe la spesa pubblica di 1/8 di un botto. La contropartita sarebbe il fallimento di buona parte delle banche italiane, inzuppate di titoli pubblici. E questo è un bene perché sarebbe una ripartenza. A quel punto lo Stato deve avere una moneta propria, non l’Euro, e una Banca Centrale in grado di stampare moneta. Questa moneta sarebbe utilizzata per salvaguardare i risparmiatori acquisendo, nazionalizzando e risanando le banche fallite. le banche nazionalizzate dovranno fare la “banche”, quindi non utilizzare i soldi dei depositi bancari per investimenti finanziari ma per fare il motore dell’economia: si retribuiscono i depositi ad un tasso superiore a quello d’inflazione e tale da coprire le spese, si utilizzano questi soldi per dare prestiti a famiglie ed imprese ad un tasso superiore, la differenza tra i due tassi è il guadagno della banca. Una volta risanate le banche, tornate a fare le banche, diminuita la pressione fiscale per l’abbassamento della spesa pubblica l’economia dovrebbe tornare a girare, aiuterebbe eliminare altri sprechi come la Sanità, privatizzandola, la previdenza sociale, privatizzando anch’essa, licenziando il 50% degli statali, questo porterebbe la spesa pubblica ad essere dimezzata con conseguente dimezzamento della pressione fiscale. Il salario minimo legale, burocrazia snella, leggi chiare, semplici, e ridotte di numero aiuterebbero la riapertura delle aziende chiuse, il rientro di quelle emigrate, gli investimenti esteri.
    Quindi il default è positivo ed un opportunità, se ben gestito.

    • Le Leggi vigenti vanno sostituite il più rapidamente possibile, con Testi Unici riducendo così il numero e la possibilità delle attuali folli interpretazioni.
      La semplificazione delle procedure porterebbe gia di per se ad una riduzione dei costi di gestione che ricadrebbe subito positivamente sui cittadini e sulle imprese.
      Unico vincolo : le nuove Leggi andrebbero proposte e approvate già regolamentate evitando di fare quello che succede ora che Leggi e regolamenti sono totalmente scritti dai burocrati italiani che rappresentano la più assoluta negazione della capacità organizzativa.

    • D’accordo su alcune cose come il default…
      Ma le Banche tutte, devono essere nazionalizzate come dici tu, ma devono restare nelle mani pubbliche.
      Altrimenti queste, se ritornano ad essere private, continuano ad usare la riserva frazionaria, con danni ai cittadini.
      Le tasse, che qui si continua a dire che servono per coprire i debiti, ma non è vero, se si ritorna alla piena sovranità monetaria, queste servono solamente per obbligare il popolo ad utilizzare tale moneta… per cui ritengo che le truffe, le pensioni d’oro, sono si da liquidare, ma la sanità no.
      In merito al licenziamento degli statali, mi spiega perché devono essere licenziati? Per ridurre un debito pubblico creato ad arte per pagare gli interessi alla banche private? Poi come si potrebbe far funzionare uno stato, senza gente che lo amministri… dico amministrare, non rubare.
      Poi c’è sempre da chiedersi il perché del debito pubblico…….. e qui alcuni giorni fa c’è stata una breve discussione.

      • La riduzione dei dipendenti pubblici è nell’ottica di taglio della spesa pubblica. Non dimentichiamo che in Svizzera la previdenza e la Sanità sono già private da un pezzo e stanno benissimo, che in Svizzera il rapporto dipendenti pubblici cittadini è di 1 a 60, in Italia 1 a 17, che i recenti episodi di assenteismo nei Comuni ed in altri Enti Pubblici porta sempre alla stessa conclusione: in Italia i dipendenti pubblici sono il doppio del necessario. Per chi resta il taglio dello stipendio porterà ai necessari tagli.

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