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Ormai siamo all’ingegneria del “calcio al barattolo”

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di MATTEO CORSINI

A seguito dell’ennesimo decreto emanato dal governo per cercare di limitare i danni da Superbonus per la finanza pubblica (la stalla è stata lentamente chiusa a buoi ampiamente scappati), banche e intermediari finanziari (ma non Poste) risulteranno penalizzati, soprattutto per via della futura (dal 2025) inutilizzabilità dei crediti acquistati per compensare i versamenti di contributi.
Il presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, ha sottolineato il rischio di default per imprese, famiglie e condomini che non riusciranno a cedere i crediti e non hanno capienza fiscale. Ha anche rilanciato l’idea di un fondo che acquisti questi crediti.
  • “Attenzione, perché se si fermano i maggiori acquirenti bisogna trovare forme diverse per animare il mercato, perché altrimenti imprese, condomini e famiglie si possono trovare nelle situazione che li portano al default. Quello che auspico, e naturalmente aspetto il dopo elezioni europee, è la creazione di un veicolo che non sia all’interno del consolidamento del bilancio dello Stato, ma che possa essere in grado di coinvolgere risorse pubbliche e private fuori dal bilancio dello Stato e che diventi acquirente a prezzi mercato e che i crediti possano remunerativi per il veicolo, che non deve essere uno strumento di salvataggio”.
La soluzione al di fuori del consolidamento nel bilancio dello Stato sarebbe il solito noto: Cassa Depositi e Prestiti. Ora, tutti i provvedimenti fin qui assunti possono essere efficaci ai fini del minore impatto sul debito pubblico solo se una parte dei crediti finirà per non essere utilizzata per carenza di capienza fiscale da parte del titolare. La stessa spalmatura su 10 anni allevia il fardello nei primi anni, ma aumenta l’impatto cumulato, dato che rende capienti più titolari.
Ciò detto, se i crediti venissero comprati da questo fondo di cui il principale aderente fosse CDP, i casi sarebbero due: o il fondo riuscirebbe a utilizzarli, e allora non avrebbe senso tutta quanto fatto fino a quel punto; oppure dovrebbe lasciarli scadere, generando perdite per gli aderenti, CDP in testa. Perdita che impatterebbe il Tesoro e le fondazioni azioniste di minoranza.
Oppure il Tesoro potrebbe comprare quei crediti dal fondo, che diventerebbe così un puro intermediario. Comprandoli al di sotto del valore nominale ridurrebbe l’impatto complessivo sul debito, ma lo anticiperebbe al momento dell’acquisto. Ossia l’esatto contrario di quello che Giorgetti sta cercando di fare, nella disperata azione di calcio del barattolo che ogni ministro dell’Economia di un governo italiano si trova a fare e continuerà a trovarsi a fare in un futuro prevedibile.
Per cui si aspetti pure il post elezioni, ma queste idee non cambieranno la realtà e sono anche abbastanza da trecartari della finanza pubblica.

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