di GARET GARRET Il lavoro dall’ingombrante titolo Teoria Generale dell’Occupazione, dell’Interesse e della Moneta, oggi abbreviato comunemente come “Teoria Generale” è stato pubblicato nel 1936. Aveva quindi soltanto dieci anni quando l’autore, John Maynard Keynes, è morto lo scorso aprile. Probabilmente nessun altro libro ha mai prodotto in così poco tempo un effetto paragonabile. Ha disegnato, modificato e condizionato il pensiero economico nel mondo intero. Su di esso è stata fondata una nuova chiesa economica, completamente fornita di tutte le proprietà adeguate ad una chiesa, quale una sua propria rivelazione, una rigida dottrina, un linguaggio simbolico, una propaganda, un sacerdozio ed una demonologia. La rivelazione, anche se scritta brillantemente, era tuttavia oscura e difficile da leggere, ma mentre ci si sarebbe potuti aspettare che questo ostacolasse la diffusione della dottrina, al contrario ha servito lo scopo della pubblicità facendo nascere scuole di esegesi e polemiche interminabili perché niente poteva essere definito. Non c’era una condizione esistente della società in cui la teoria poteva essere dimostrata o confutata tramite dimostrazione – né ce n’è una oggi. Il momento in cui uscì il libro era tra i più fortunati. Per la società pianificata di cui stavano parlando, i socialisti avevano disperatamente bisogno di una formula scientifica. Il governo allo stesso tempo aveva necessità di una razionalizzazione per la sua spesa in deficit. L’idea del governo di assistenza sociale che stava prendendo piede sia qui che in Gran Bretagna – qui sotto il segno del New Deal – era in difficoltà. Non aveva risposta per coloro che continuavano a chiedere, “da dove vengono i soldi”? Era vero che il governo aveva ottenuto il controllo della moneta come strumento sociale e che la limitante tirannia dell’oro era stata rovesciata, ma il feticcio della solvibilità sopravviveva e minacciava di frustrare le grandi intenzioni sociali. Proprio in questa …















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