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Quelli che lo stato non spende mai abbastanza

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Paolo Ferrero (ministro  della Solidarietà sociale)di MATTEO CORSINI

“Il motivo per cui l’economia italiana cresce meno della media europea e la disoccupazione è altissima non è la crisi, ma va cercato proprio nelle politiche di rigore e austerità che dicono di voler risolvere la crisi. La causa principale della disoccupazione è data dall’enorme avanzo primario di bilancio che sottrae ogni anno decine di miliardi all’economia italiana e per questa via deprime la domanda interna, il cui calo è all’origine della disoccupazione. Gli italiani non lo sanno – e chi lo dice è censurato – ma lo Stato italiano fin dal 1992 è in avanzo primario e in questi anni sono oltre 600 i miliardi che in questo modo sono stati sottratti all’economia proprio a causa delle politiche di austerità. Quella che Renzi e i suoi presentano come la cura è in realtà la malattia: per battere la disoccupazione lo Stato deve spendere, non risparmiare!”. Quando Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, era parlamentare, per me era una fonte di ultima istanza nel caso in cui non trovassi altre scorie da commentare. Mi ha quasi fatto piacere (sic!), quindi, ritrovarlo dopo un po’ di tempo in una ANSA a individuare nell’austerità e nell’avanzo primario le cause essenziali della disoccupazione italiana.

L’avanzo primario, ossia il saldo del bilancio dello Stato al netto del pagamento degli interessi sul debito pubblico, è effettivamente stato per lo più positivo a seguito della crisi del 1992. Per ridurre il debito, quanto meno in rapporto al Pil, le uniche alternative all’avanzo primario sono il default implicito, mediante repressione finanziaria, oppure il default esplicito.

Per ottenere un avanzo primario si possono aumentare le tasse e/o ridurre le spese. In Italia, checché in molti (anche e soprattutto dalle parti di Ferrero) parlino a sproposito di tagli di spesa, quest’ultima continua ad aumentare, sia in valore assoluto, sia in rapporto al Pil. Ne consegue che l’avanzo primario è stato ottenuto aumentando senza sosta le tasse. Quando, pur al netto degli interessi sul debito, la spesa pubblica è al 43 per cento del Pil e le entrate superano il 48 per cento (dati 2014), significa che l’intervento dello Stato riguarda oltre il 90 per cento del Pil.

Roba da Paese socialista. Ciò nonostante, secondo Ferrero lo Stato dovrebbe spendere di più per favorire l’occupazione. Ma i veri soldi sottratti all’economia sono quelli che lo Stato preleva dai privati, non una presunta carenza di spesa pubblica, che peraltro è smentita dai numeri ufficiali.

Va da sé, poi, che non credo si possa opporre a Ferrero che aumentare ulteriormente la spesa pubblica porrebbe (ulteriori) problemi di sostenibilità del debito pubblico, dato che suppongo lui risolverebbe il tutto con una bella patrimoniale ben più severa di quelle già oggi esistenti, seppur sotto mentite spoglie (per esempio, quelle sugli immobili e il bollo sui prodotti finanziari).

In fin dei conti, se Thomas Piketty passa per (grande) economista proponendo la redistribuzione con tasse a livello di confisca come soluzione alle disuguaglianze (e lo fa ne XXI secolo!) nella distribuzione della ricchezza, cosa si può pretendere da che uno che ancora oggi è orgoglioso di dirsi comunista?

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2 COMMENTS

  1. Credo anch’io che Paolo Ferrero sia una persona onesta , ma dubito fortemente che sia capace di produrre ragionamenti sensati.
    Veniamo alla sua costantemente richiesta PATRIMONIALE.
    Il patrimoni è costituto da tre fasce : contanti, proprietà immobiliari e proprietà azionarie.
    Vi immaginate che cosa succederebbe se per incassare una ulteriore patrimoniale la gente fosse costretta a collocare massicciamente sul mercato il secondo ed il terzo tipo di proprietà per avere i contanti con cui pagare le tasse ?
    Il carissimo quanto incolto Ferrero proprio no.
    A meno non siano pronti alcuni “amici” danarosi forniti di denaro diciamo così estero a comprare a prezzi fallimentari.

  2. Essendo Paolo Ferrero una persona onesta, spero sempre che si ravveda nel suo errare dall’essere marxista e statalista. Uno come lui troverebbe ben più soddisfazione nell’abbracciare l’ideale liberale insieme all’anti-statalismo, cioè il capire che uno “Stato minimo” di piccole dimensioni, con poche mansioni e costi ridotti e una Costituzione come quella della Svizzera, sia la strada da imboccare al fine di una rinascita: Etica – Estetica – Economica. I beni e servizi che lo Stato fornisce ai cittadini già oggi, con grandi sprechi, sarà opportuno che vengano forniti da cooperative locali, anche tra loro consorziate e solidali.

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