di FRANCESCO MARIO AGNOLI Gentile Direttore, non so se è stato frutto del caso o di una Sua precisa scelta, ma resta il fatto che nella newsletter del settembre, accanto al Suo articolo “Non è un giornale dove leggere solo ciò che vogliamo sentirci dire” (giustissimo anche per l’avvertimento finale) compaiono due scritti che sostengono tesi diametralmente opposte; l’uno per l’ammissibilità del referendum (“L’Italia non può fregarsene del diritto all’autodeterminazione” di Emiliano Minante), l’altro non solo contrario, ma addirittura irridente nei confronti del povero Zaia per avere consultato sull’ammissiblità l’ufficio legale delle Regione Veneto (“Zaia e Barroso, il referundum impossibile e le vellità dei leghisti” di Luigi Pandolfi). Ora, sommessamente, ma da giurista (confido che una laurea, sia pure remota, in diritto costituzionale, oltre quarant’anni di attività in magistratura e parecchi scritti giuridici alle spalle mi consentano di definirmi tale) vorrei dire che Zaia non solo ha fatto benissimo a consultare l’Avvocatura della Regione, ma che la risposta negativa di quest’ultimo non taglia affatto la…















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