ROMA SI OPPONE AL REFERENDUM VENETO. E CENTRALISMO SIA…

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di GIANMARCO LUCCHI

ROMA CAPUT MUNDICome volevasi dimostrare, lo Stato italico si erge contro ogni spirito autonomista e indipendentista, alla faccia di coloro, vedasi il governatore lombardo Maroni, pensa di ottenere l’autonomia speciale per la Lombardia dal Parlamento romano. «Roma festeggia il primo ‘Si a una riforma costituzionale contro le Regioni e le Autonomie e nel contempo celebra il ritorno al più bieco centralismo impugnando le leggi venete sull’autonomia e l’indipendenza. Ma noi non ci arrendiamo«. Non ha dubbi il presidente Luca Zaia: resistere in causa. È questa l’unica possibile reazione della Regione alla decisione del Consiglio dei Ministri, che ha impugnato le leggi approvate dal Consiglio regionale del Veneto lo scorso giugno, finalizzate a indire un referendum consultivo sull’ autonomia e uno sull’indipendenza della Regione.

“Oppormi al sopruso del Governo – sottolinea Zaia – non è solo un compito che svolgo con convinzione e con la consapevolezza di fare la cosa giusta, ma è anche il senso del dovere, morale e istituzionale, che mi impegna a difendere in tutte le sedi il progetto promosso dal Consiglio regionale di consultare i veneti per conoscere la loro volontà sull’autonomia e l’indipendenza della nostra Regione. Io non mi aspetto da Roma, dalle stanze del potere centrale, dalle sedi di uno Stato centralista, un’accoglienza entusiastica di questa assolutamente legittima iniziativa – spiega il presidente veneto -, ma non posso accettare che sia impedito in modo arrogante di ascoltare la voce di un popolo, che a prescindere si dica no a un referendum, cioè a una delle forme più vere della democrazia diretta. Significa, di fatto, negare il diritto di espressione”.

“L’insegnamento di Voltaire, Non condivido la tua idea, ma darei la vita perchè tu la possa esprimere, è sconosciuto a questo Governo – prosegue Zaia -, un Governo che dimostra di non sapere cosa sia la libertà, la democrazia e il rispetto delle altrui opinioni. Perchè, lo ricordo e lo sottolineo, la Regione non ha organizzato un’operazione separatista, ma vuole consentire ai veneti di esprimersi sull’autonomia e sull’ indipendenza della terra nella quale vivono, nel rispetto delle leggi e della Costituzione. È forse la paura della volontà popolare a generare questo rifiuto a consultare i cittadini? Vorrei rassicurare – aggiunge Zaia – quanti ingiustificatamente temono l’esito delle consultazioni indette, è doveroso evidenziarlo, da un organismo istituzionale liberamente e democraticamente eletto come il Consiglio regionale del Veneto: se dovessero vincere i SI avvieremmo un percorso di autonomia o di indipendenza costituzionale, rispettoso delle norme, ghandiano nei metodi. Al contrario, se gli elettori negassero queste prospettive, ne prenderemmo atto e la partita si chiuderebbe nel rispetto di tale scelta. Ma è proprio questo – conclude Zaia – che Roma, il Governo, lo Stato con i suoi potenti apparati, vogliano negare ai veneti e ai loro rappresentanti eletti nel Consiglio regionale: di esprimere una scelta, una volontà”.

E intanto a Roma i partiti centralisti – compresi quelli che sul territorio governano con la Lega: caro Salvini qualcosa da dire al riguardo? – esultano per l’approvazione in prima lettura di una riforma costituzionale che consentirà a Roma di commissariare a piacimento Regioni e Comuni: quando qualcuno “marca male”, zac lo si defenestra. E così il centralismo regnerà svrano e imperituro. I cittadini del Nord, anche i più rintronati dalla propaganda, dovrebbero cominciare asvegliarsi. Ma forse è sperare troppo.

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