SAPPIAMO QUANTO I POLITICI SIANO DISONESTI, MA DOVRESTE SAPERE CHE…

di ENZO TRENTIN

Forse è il momento di iniziare a guardarli avendo in mente la checklist delle psicopatie, in modo da poter essere meglio attrezzati per proteggere dalle loro malefatte non solo noi stessi ma anche il nostro ambiente sociale.

Nella nostra società moderna, gli psicopatici non solo hanno successo come dirigenti d’azienda, ma anche nel governo e nel sistema politico, spesso come attori di prima linea. Molti di noi non conoscono  cos’è esattamente uno psicopatico e come possiamo caratterizzarlo? La definizione del dizionario è la seguente: “Una persona che soffre di un disturbo mentale cronico con comportamento sociale anormale o violento.”

È importante notare che, contrariamente all’immagine popolare dellopsicopatico squilibrato”, gli psicopatici i politici tendono ad essere molto ben controllati, hanno cura del loro aspetto fisico e cercano d’essere molto affascinanti. Per questo motivo potreste avere difficoltà ad individuarli, perché sono maestri dell’inganno e sono in grado di fingere molte delle qualità che caratterizzano le persone normali.

Alcuni dei principali tratti psicopatici, secondo la Psychopathy Checklist di Robert Hare [VEDI QUI], sono qui elencati; ma ai fini del nostro discorso evidenzieremo in neretto quelle caratteristiche che sono maggiormente riscontrabili nei personaggi che calcano la scena politica:

•Frivolezza e fascino superficiale
• Stima grandiosa di sé

• Necessità di stimolazione
• Manipolazione e astuzia
• Completa mancanza di rimorso o colpa
• Capacità di mentire in modo patologico
• Mantenimento di uno stile di vita parassitario, spesso aggrappandosi e dipendendo dagli altri
• Una storia di problemi comportamentali fin dall’infanzia
• Eccessiva impulsività
• Marcata irresponsabilità
• Impossibilità ad accettare la responsabilità per le proprie azioni
• Impossibilità ad impegnarsi in relazioni a lungo termine
• Episodi di delinquenza giovanile
• Disponibilità al crimine
• Revoche della libertà condizionata [il test era destinato ad una popolazione carceraria]

•Mancanza di obbiettivi realistici a lungo termine
• Storia di comportamenti sessuali promiscui
• Scarse inibizioni comportamentali
• Insensibilità e mancanza di empatia
• Anaffettività (gli psicopatici non manifestano emozioni quando sarebbe appropriata una reazione emotiva).

Potete effettivamente valutarli per scoprire se sono degli psicopatici. Per ogni caratteristica elencata sono disponibili 3 punti: (0 se non si applica, 1 se si applica in qualche modo, 2 se è sicuramente così). I punteggi vengono sommati e il totale può variare da 0 a 40. Chiunque abbia un punteggio di 30 o superiore è, molto probabilmente, uno psicopatico. Robert Hare ha usato questo test per rilevare i detenuti psicopatici all’interno della popolazione carceraria.

Ci fu un tempo in cui Gianfranco Miglio approfondì la questione Stato. Riflettendo sull’articolo 1 della Costituzione, ricordò che «dal punto di vista rigorosamente linguistico, democrazia vuol dire potere del popolo. “Potere” dunque e non “governo”. Perché una moltitudine non può governare, cioè prendere decisioni quotidiane, anche minute, e seguirne l’esecuzione, adottando poi tutte le misure conseguenti. I cittadini, che compongono il popolo, per esercitare il loro potere (cioè la loro sovranità) devono quindi affidare il governo a una minoranza di delegati, o comunque a persone che i più considerano (e accettano) come rappresentativi dell’intera moltitudine. Sono i cittadini che affidano la responsabilità di amministrare e sono i cittadini che, grazie al voto (meglio sarebbe il sorteggio), possono revocare questo mandato: la chiave di volta sta qui, nella possibilità di esercitare la sovranità attraverso gli strumenti della democrazia diretta, che in Italia esisterebbero, ma sono stati edulcorati e depotenziati dalla partitocrazia.

Per esempio, è la via innovativa percorsa in Svizzera. Il governo di Vaud propone il sorteggio contro il carrierismo [VEDI QUI]. Si vuole ripoliticizzare il dibattito lanciando candidati alle elezioni estratti a sorte. Una strategia orientata verso risposte collettive, invece di una focalizzata su personalità dominanti. Una posizione costruttivamente critica, e questo è un elemento di importante novità, perché molti leader sono in qualche modo connessi a network di oligarchi miliardari che vedono il mondo con le lenti dei loro interessi economici”. Lo “vedono” e cercano di indirizzarlo.

E da noi, per vedere l’utilità della Partecipazione popolare (di cui al Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 – “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”) basti vedere a quanto ha fatto in queste ultime settimane i “Governatore” Luca Zaia, campione dell’autonomia (Sic!) e dell’indipendentismo (doppio Sic!) che s’è fatto leggi a suo uso e consumo. I 5 Stelle del Veneto hanno denunciato: «Dopo essersi autorizzato il 3° mandato, ora si regala 10 fedelissimi in più [VEDI QUI].

Zaia vuol chiudere la legislatura potendo confidare in una Regione totalmente asservita a lui e alla Lega. La sua maggioranza gli ubbidisce e fa così passare in Consiglio regionale la norma che consente di nominare 10 assessori che possono essere tutti non eletti. […] Lui spera di guadagnarci e intanto i Veneti pagano, la bellezza di 7 milioni di euro per tutta la legislatura!»

Ebbene, come possono i veneti esercitare la sovranità popolare se mancano gli attrezzi per intervenire? Come devono comportarsi per introdurre nello Statuto regionale gli strumenti di democrazia diretta che più associazioni hanno da oltre cinque anni chiesto per mezzo di più petizioni? [VEDI QUI]

Quis custodiet ipsos custodes? Che letteralmente significa: «Chi sorveglierà i sorveglianti stessi?». Ovvero chi e come controllerà i rappresentanti una volta eletti? Davvero è democratico aspettare le successive elezioni per provare a cambiare il personale politico che viene proposto dai partiti? E che democrazia è se ai nuovi soggetti vengono imposti sempre più paletti (raccolta di migliaia di firme di sottoscrizione delle liste, superamento di quorum per essere conteggiati come eletti, e altro ancora) che a chi è già nelle istituzioni non è richiesto?

Quando i governanti perdono coscienza del mandato affidato loro (ricordava Sir Karl Popper), quando diventano un potere auto-referenziato, sostituendosi ai cittadini, allora è il momento di intervenire, di reagire. C’è di più: «…l’investitura politica, con il passare del tempo, è diventata soprattutto un regime pseudo democratico ad opera di una insopportabile e depauperatrice oligarchia partitocratica.» Ma gli pseudo indipendentisti veneti e la loro manciata d’intellettuali altro non pensano che a farsi eleggere. Magari concretizzando contiguità come quella che nel 2015 appariva nella lista che già nel nome identificava i fini: “Indipendenza Noi Veneto con Zaia”.

 

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