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Scozia, la vittoria dell’SNP, l’indipendenza e la posizione di Boris Johnson

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di MARIETTO CERNEAZ

La Sturgeon lo andava ripetendo da almeno un anno: “Torneremo a votare per l’indipendenza”.

Ora, è arrivata la quarta vittoria di fila in Scozia per il partito pro-indipendenza Scottish National Party (Snp). Nelle elezioni locali di giovedì scorso, ha incassato il maggior numero dei voti, seppur mancando di poco una maggioranza assoluta, di un seggio. Un risultato che prefigura lo scenario, però, di uno scontro diretto fra la Scozia e Boris Johnson su un secondo referendum sull’indipendenza dal Regno Unito: “Non c’è alcuna giustificazione democratica per Boris Johnson o per chiunque altro cercasse di bloccare il diritto del popolo scozzese a scegliere il proprio futuro”, ha detto Sturgeon.

Per Nicola Sturgeon l’assenza della maggioranza assoluta non preclude la possibilità del referendum. Tanto più che anche i Verdi scozzesi, che sostengono proprio il referendum, otterranno dei seggi. “Sembra che sia oltre ogni dubbio il fatto che ci sarà una maggioranza pro indipendenza al Parlamento scozzese”, ha sottolineato.

In Scozia un referendum sull’indipendenza si è già tenuto, nel 2014: allora il 55% degli elettori votò per rimanere nel Regno Unito. Ma l’idea di una nuova consultazione serpeggia dopo la vittoria del sì al referendum sulla Brexit del 2016: in quella occasione, infatti, il 62% degli scozzesi votò per la permanenza in Ue ma dovette rispettare la vittoria del ‘Leave’. Vento in poppa per i nazionalisti scozzesi per rilanciare un referendum sull’addio al Regno Unito.

La posizione di Johnson è netta: un nuovo referendum della Scozia sarebbe “irresponsabile e incauto” nel “contesto attuale”, cioè quello della pandemia, ha scritto sabato sulle colonne del Daily Telegraph. L’ultima parola sul consentire o meno la consultazione spetterà a lui, ma Sturgeon lo ha diffidato dal mettersi di traverso: gli “direi due cose: in primo luogo non sta scegliendo una lotta contro l’Snp, sta scegliendo una lotta contro le volontà democratiche del popolo scozzese. E in secondo luogo, non vincerà”.

L’inquilino di Downing Street, tuttavia, è incoraggiato dai risultati di questa tornata di amministrative che, oltre ad assegnargli una vittoria molto simbolica nel nord dell’Inghilterra, espugnando in un voto suppletivo il seggio di Hartlepool che era laburista fin dalla sua creazione nel 1974, gli ha fatto segnare diversi altri progressi nei consigli locali.

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